Sole

SOLE SFONDOPOSTER UBU copia

Ermanno spende ogni minuto e ogni moneta alle slot machine: non sa immaginare niente di diverso, né lo desidera. Lena arriva dalla Polonia con un pancione di otto mesi, dentro un figlio di cui non conosce il sesso, perché quel bimbo non lo immagina né lo desidera: lo darà a una coppia, in cambio di qualche migliaio di euro. Anche Ermanno è foraggiato, perché è suo zio il futuro padre/acquirente del neonato, e la sua parte consiste nel fingersi compagno di Lena, tenerla chiusa in casa per evitare sguardi indiscreti, portarla alle visite mediche. Per loro non esistono orizzonti, solo geometrie chiuse e opprimenti; Sironi, esordiente nel lungometraggio, li incastra in un formato senza respiro, il 4:3, e in una serie di piani quasi esclusivamente fissi, come se la macchina da presa partecipasse alla medesima, asfittica stasi che attanaglia i due giovanissimi protagonisti. La maternità surrogata non è facile, e Sironi ne prosciuga programmaticamente l'elemento melodrammatico, affidandosi alla felice scelta di due volti perfetti. Figure stilizzate (la tuta di lui, la coda anni '80 di lei) e staccate da qualsiasi fondale (c'è l'Italia dietro di loro, mai in primo piano), ma cesellate con cura.

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