Resistenza naturale

Resistenza naturale

Titolo originale: Natural resistance

Nel loro antico monastero dell'XI secolo in Toscana, Giovanna Tiezzi e Stefano Borsa hanno creato un legame con l'antica cultura etrusca grazie alla loro cantina e alla produzione di vino, cereali e frutta; Corrado Dottori e Valerio Bochi, provenienti dalla Milano industriale, si sono trasferiti nella cascina dei loro nonni nelle Marche dove si impegnano per un'espressione rurale di giustizia sociale; Elena Pantaleoni, ex bibliotecaria, lavora nei vigneti di famiglia in Emilia sforzandosi di fare della sua tenuta una realtà utopica; Stefano Bellotti è considerato il Pasolini dell'agricoltura italiana, un contadino poeta radicale che ha sconvolto le regole con la sua fattoria d'avanguardia in Piemonte. È un film stranissimo, che non assomiglia a nessun altro. Non è un semplice documentario, non è un film di finzione, non è un reportage. Forse è un saggio filosofico come 'In vino veritas' di Soren Kierkegaard: il paragone è tutt'altro che gratuito, visto che di viticoltura si parla - ma con un tono così alto, e politicamente così consapevole, da trasformare il vino in una metafora del nostro rapporto con la modernità. Del resto Jonathan Nossiter, il regista, non è uomo da cui aspettarsi film banali o leggibili ad un solo livello. Nossiter non è un cineasta qualsiasi: è una specie di Onu ambulante, del cinema e non solo. Resistenza naturale è un ideale seguito di Mondovino, perché l'argomento è analogo. Mondovino era un documentario classico: analizzava l'influsso della globalizzazione e della massificazione del mercato sulla produzione vinicola, intervistando viticoltori famosi in Italia e in Francia. Resistenza naturale ne costituisce l'evoluzione «politica», ancora più estrema e teorica. La presenza nel titolo della parola «resistenza» non è casuale: Nossiter ci porta in una cultura della terra, e della vigna, che va oltre il biologico - anche perché «biologico», di per sé, non significa nulla: anche il curaro è biologico. I produttori intervistati nel film sono tutti legati a un uso sostenibile della terra e praticano - cosa non secondaria, anzi - una produzione che renda il loro vino fruibile anche da chi non è ricco: è possibile bere sano, e bere bene, a prezzi concorrenziali. Vi pare poco? I produttori sono Giovanna Tiezzi, Stefano Borsa, Corrado Dottori, Valerio Bochi, Elena Pantaleoni e Stefano Bellotti. Quest'ultimo ci regala un momento poetico e agghiacciante quando ci mostra la terra della sua vigna e la confronta a una zolla della vigna confinante, trattata con diserbanti e concimi chimici a go-go. La prima è nera, umida, pastosa, nutriente: sembra di sentirne il sapore; la seconda sembra argilla, è grigia e dura come il marmo. Da quale dei due comprereste il vino? Alla fine di Resistenza naturale, la risposta è ovvia. La scommessa narrativa e stilistica del film, poi, va oltre: spingendo all'estremo il paragone vino/cinema, Nossiter inserisce fra i testimoni anche il direttore della Cineteca di Bologna Gianluca Farinelli. E’ resistenza naturale anche restaurare vecchi film, riproporli sul grande schermo, farli circuitane, mantenere viva la memoria della più grande arte del Novecento. Il parallelo è audace, e forse qua e là forzato: la prima volta che appare Farinelli sullo schermo - soprattutto per chi, come noi, lo conosce bene - si pensa a uno sbaglio di rullo! Ma poi tutto diventa fluido, e contribuisce appunto all'affascinante bizzarria di un film-saggio veramente audace.