NYMPHOMANIAC VOLUME 2

NYMPHOMANIAC VOLUME 2

Titolo originale: Nymphomaniac

VIETATO AI MINORI DI 18 ANNI - PRIMA VISIONE IN ESCLUSIVA

A ben guardare, tutta la filmografia di Lars Von Trier porta a Nymphomaniac, un'opera che, come si usa dire, è un compendio dei suoi temi e delle sue ossessioni. Alla fine del secondo e ultimo volume, è evidente che quello che troppi ottimisti si erano frettolosamente sbilanciati a ipotizzare era solo un (loro) pio desiderio: lungi dall'aver superato la depressione, Von Trier è ormai un nichilista convinto, che continua a scavare nel (suo) animo femminile con coerenza, dolore ed onestà. E' un film che farà discutere a lungo, Nymphomaniac, e sul quale torneremo quando avremo la possibilità di vederlo in versione integrale e non arbitrariamente dimezzata. Anche se, a ben guardare, perfino questa decisione di natura commerciale finisce per giovare al gioco dell'autore: dopo averci lasciato col fiato sospeso con la prima, intensissima metà, con la seconda parte mette a segno degli uppercut durissimi. Paradossalmente, poi, la limitazione delle scene hard ci permette di concentrarci sul vero senso della ricerca esistenziale di Joe. Difficile negare, come sostiene con onestà Von Trier, che le pulsioni più vere che governano la nostra esistenza siano di natura sessuale. Si può scegliere di reprimerle, sublimarle o viverle, anche a nostro rischio e pericolo se si concretizzano in pratica pericolose o illegali. Joe è un po' come il digiunatore di un celebre racconto di Kafka, che confessa in punto di morte che i suoi straordinari digiuni non sono segno di santità e prova di coraggio e ascesi, ma conseguenza del non aver mai trovato un cibo di suo gradimento. Joe continua senza tregua, instancabilmente, a perseguire nuove esperienze sessuali, sacrificando la propria vita e quella dei suoi cari alla ricerca di un piacere che non arriverà mai, se non – e brevemente - nella più estrema punizione. C'è molto De Sade, in questo film di Von Trier. Non solo nelle pratiche sessuali cui Joe si sottopone volontariamente (per noi la parte con Jamie Bell è la migliore di questo secondo volume), ma soprattutto in quel finale beffardo e in fondo "prevedibile", che conferma che la donna, che lo desideri o meno, è in primo luogo preda in questa società, e nella distruzione di qualsiasi possibilità di rapporto sano con gli altri, un'impasse che Von Trier sembra condividere coi suoi personaggi. E' serrata e veloce questa seconda parte e un po' ci è dispiaciuto che attori che amiamo e che aspettavamo restino poco tempo sullo schermo. Udo Kier, Willem Dafoe e Jean-Marc Barr - protagonista di un'altra scena terribile e meravigliosa – hanno poco più che camei nel film: speriamo che nella parte tagliata, accanto ai promessi primi piani di peni e vagine, ci siano più momenti con loro. Straordinaria è Charlotte Gainsbourg nell'attraversare, con la parola e con il corpo, tutta la gamma del tormento di un personaggio che ha tantissimi punti di contatto con la protagonista del sottovalutato Antichrist, qua richiamato in una scena chiave. E' lei – ormai è certo – la musa e l'alter ego più calzante del regista danese, che ne eleva ancora una volta la singolare fisicità ad icona della sofferenza. E da applauso è anche Stellan Skarsgard, che interpreta il paziente Seligman con tutta la sapienza e l'astuzia di un grande attore.