Eisenstein in Messico

Eisenstein in Messico

Titolo originale: Eisenstein in Guanajuato

VERSIONE ORIGINALE INGLESE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO

Protagonista negli anni 80 della scena cinematografica più sofisticata con la sua eclettica vocazione al connubio tra schermo e altre arti, figurative e musicali (Philip Glass, Michael Nyman, Wim Mertens), il regista gallese Peter Greenaway ritrova con Eisenstein in Messico ("Eisenstein in Guanajuato", dal nome della cittadina dove soggiornò) tutta la sua provocatoria, come sempre discutibile ma brillante ispirazione. Malgrado le intenzioni iniziali di tipo biografico e documentaristico il risultato ci offre un film-film. Un'interpretazione della figura di Ejzenstejn fondata su alcuni dati documentati. Relativi a un periodo strettamente circoscritto: "i dieci giorni che sconvolsero" la vita di Sergej Michajlovic Ejzenstejn, parafrasando il celeberrimo reportage dell'americano John Reed sulla Rivoluzione d'Ottobre. Di famiglia borghese (nativo di Riga, Lettonia, da madre russa e padre architetto di fama a sua volta figlio di un ebreo tedesco e di una svedese protestante) ma giovanissimo aderente al bolscevismo, Ejzenstejn era un astro della nuova arte dopo la trilogia rivoluzionaria composta dai film Sciopero, La corazzata Potemkin e Ottobre (accompagnati da fondamentali elaborazioni teoriche sull'uso del montaggio) quando poco più che trentenne - era nato nel 1898 - partì dall'Unione Sovietica per compiere un lunghissimo viaggio. Che, dopo aver attraversato le capitali europee, lo condusse dapprima negli Stati Uniti e infine in Messico. Siamo nel 1931. Dopo aver incontrato il fior fiore del cinema e dell'arte mondiale  -  da Brecht a Joyce, da Cocteau alla Garbo, Disney che lo impressionò molto e Chaplin a Hollywood (dove fallisce il progetto di realizzare un film da Una tragedia americana di Dreiser), e in Messico accolto da Frida Kahlo e Diego Rivera  -  il regista raggiunge la cittadina di Guanajuato per girarvi una docufiction, diremmo oggi, sul Messico e la sua cultura. Doveva intitolarsi Que Viva Mexico! Ma nonostante i chilometri di pellicola impressionata con i suoi stretti collaboratori Alexandrov e Tissé, l'operatore, il film non sarebbe mai esistito. Ne sarebbero state esibite varie versioni apocrife a partire da quella intitolata Lampi sul Messico che, sulla base di un montaggio arbitrario, sarebbe stata presentata a New York dai produttori nordamericani. Ejzenstejn era stato richiamato a Mosca da Stalin in persona, che di lì in avanti gli avrebbe reso la breve vita  -  morirà cinquantenne   -  molto difficile. Ma dei dieci giorni che il regista trascorre a Guanajuato  -  dal 21 al 31 ottobre, passando per l'anniversario della Rivoluzione  -  Greenaway mette in scena un angolo buio. E' vero che fa appello alla biografia dell'americana Marie Seaton e ad alcuni testi epistolari come la corrispondenza con la fidatissima assistente e confidente Pera Atasheva, che poi egli sposerà, ma la suggestione esercitata su Ejzenstejn dall'intreccio rituale tra amore e morte e in particolare l'incantamento provato per il suo accompagnatore messicano Palomino Cañedo che lo avrebbe gioiosamente e liberamente iniziato al sesso e all'omosessualità, poggia su supposizioni ed è una visione di Greenaway. Potrà sconcertare e scandalizzare ma questa creativamente ricostruita parte per il tutto è anche un'affascinante sintesi della grandiosa personalità di Ejzenstejn. "Il suo cinema  -  dice Greenaway  -  fu propaganda nel modo in cui la Cappella Sistina è stata magnifica propaganda per il cattolicesimo".