Diamantino

Diamantino

Titolo originale: Id.

Genio e originalità al potere. Dopo un lungo viaggio, da Cannes a Milano e ritorno, esce finalmente in sala anche in Italia Diamantino - Il calciatore più forte del mondo, un’autentica follia visiva e narrativa, un’opera del tutto inetichettabile. Il film, diretto dal portoghese Gabriel Abrantes e dall’americano Daniel Schmidt, si concentra sulla fortunata carriera calcistica di Diamantino Matamouros, un fuoriclasse portoghese inventato, ma chiaramente ispirato a Cristiano Ronaldo. Ma – lo diciamo subito – si fermi subito qui a leggere chi crede che si possa trattare di una biografia del fuoriclasse della Juventus. Perché Diamantino è un cocktail esplosivo capace di mescolare genere sportivo, spy-movie, deliri fantascientifici, impegno civile tradotto in tematiche calde e attualissime come i populismi di estrema destra in Europa, i flussi migratori, la manipolazione genetica e l’omosessualità in ambito calcistico. Tutto ha inizio quando il campione protagonista del film, interpretato da Carloto Cotta (uno dei migliori attori emergenti portoghesi), smarrisce il suo talento quando deve tirare il rigore decisivo per la vittoria della Coppa del Mondo. Dopo l’errore e la conseguente sconfitta del Portogallo, si trova abbandonato dai tifosi e dai suoi cari e cade in una spirale di depressione e sconforto. Difficile pensare a un’evoluzione della storia più folle e allucinata: Diamantino si farà coinvolgere da una nazi-criminale che vuole replicare i suoi geni perfetti da bomber per trasferirli in dieci cloni componendo così la squadra di calcio più forte di tutti i tempi. Ma soprattutto finirà per adottare un rifugiato che lo aiuterà a ripensare in meglio la propria vita trascorsa tra gli aspetti vanesi e superficiali di una quotidianità all’apparenza gratificante, ma in realtà solitaria e infelice. Attenzione però a non pensare a questa autentica stravaganza come a un cinema moralistico e politicamente indignato e ricattatorio: sarebbe un errore considerare Abrantes e Schmidt come due autori militanti, perché l’irriverenza di fondo, il gusto per l’assurdo e la commistione sgangherata ma liberissima dei diversi generi non può essere conchiusa nelle gabbie di un pubblico elitario e selezionato. Da non perdere.