L'età giovane

dardenne

Titolo originale: Le jeune Ahmed

Ahmed ha 13 anni ed è entrato nella spirale dell'integralismo islamico di un imam che, tra le altre cose, gli ripete che la sua insegnante di lingua araba, anch'essa musulmana, è un'apostata, avendo un compagno ebreo. Ahmed che venera un cugino martire dell'Islam, decide allora di procedere autonomamente e di passare all'azione nei suoi confronti. Se i rapporti familiari, soprattutto quelli con la madre single, ne soffrono, è soprattutto l'insegnante a diventare il bersaglio delle manie purificatrici dell'adolescente, che giunge a maturare la decisione di ucciderla. La radicalizzazione del ragazzino è a un livello tale da manifestarsi compulsivamente anche nella gestualità e da rendere praticamente fallimentari i tentativi di tutti coloro che lo circondano. Che reagisca insultando in famiglia o che rifiuti il benché minimo contatto con l'altro sesso o con gli animali (questi sono solo due esempi della sua rigidità di fatto onnicomprensiva) nulla sembra scalfire la corazza che gli è stata costruita addosso su misura e che ora ne limita qualsiasi movimento intellettuale o affettivo. I Dardenne, con uno stile asciutto e conciso loro marchio di fabbrica, ma ficcante nel suo rigorismo, riescono a terrorizzarci mostrando l'angosciante inarrestabilità della discesa di un ragazzino nella radicalizzazione islamista. Affrontando un tema di devastante attualità senza alcun buonismo né manierismo, e rimandando ogni senso di empatia col protagonista ad un epilogo fulminante che ancora una volta spiazza e angoscia, i due fratelli belgi, senza cadere nel sociologismo spicciolo per cercare di “spiegare le ragioni” della razionalizzazione, riescono a costruire una magistrale tensione narrativa che colpisce lo spettatore come un pugno ben assestato in pieno volto. Premio Miglior Regia a Cannes 2019.

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