Circuito Cinema - Sala Truffaut

Prima visione

È stato il figlio

(È stato il figlio)
13/10/2012
20:45
22:30
14/10/2012
18:45
20:30

(Italia 2012) di Daniele Ciprì - 90'

 

Sorta di epopea degradata dei Malavoglia verghiani e poi visconti ani, l’amara parabola dei Ciraulo dalla periferia di Palermo viene narrata da un tale Busu (scopriremo poi di chi sin tratta), un vecchio quasi straccione, a chi è disposto ad ascoltarlo in un ufficio postale per alleviarne la solitudine. Il capofamiglia Nicola, per mantenere moglie e figli e nonni, rivende il ferro vecchio delle navi in disarmo. Una esistenza certo degradata ma tranquilla, governata da un Fato immutabile, lacerata all’improvviso dalla tragedia: Serenella, la figlia piccola, muore durante un regolamento di conti. Da questo momento i Ciraulo si mettono in attesa di Godot, il risarcimento statale che non si sa quando arriverà. E nel frattempo si indebitano. Ciprì descrive da par suo, con l’occhio fotografico nitido e lucido che lo contraddistingue, un universo in cui miseria e nobiltà, ricchezza e squallore, speranza e delusione si mescolano irresistibilmente. Piccole apocalissi quotidiane, condite dalla certezza della morte e dall’obbligo dello stare, qui ed ora, comunque e nonostante tutto, rese visibilmente palpabili e toccanti.

Sorta di epopea degradata dei Malavoglia verghiani e poi visconti ani,
l’amara parabola dei Ciraulo dalla periferia di Palermo viene narrata da un tale Busu (scopriremo
poi di chi sin tratta), un vecchio quasi straccione, a chi è disposto ad ascoltarlo in un ufficio postale
per alleviarne la solitudine. Il capofamiglia Nicola, per mantenere moglie e figli e nonni, rivende il
ferro vecchio delle navi in disarmo. Una esistenza certo degradata ma tranquilla, governata da un
Fato immutabile, lacerata all’improvviso dalla tragedia: Serenella, la figlia piccola, muore durante
un regolamento di conti. Da questo momento i Ciraulo si mettono in attesa di Godot, il risarcimento
statale che non si sa quando arriverà. E nel frattempo si indebitano. Ciprì descrive da par suo, con
l’occhio fotografico nitido e lucido che lo contraddistingue, un universo in cui miseria e nobiltà,
ricchezza e squallore, speranza e delusione si mescolano irresistibilmente. Piccole apocalissi
quotidiane, condite dalla certezza della morte e dall’obbligo dello stare, qui ed ora, comunque e
nonostante tutto, rese visibilmente palpabili e toccan

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