Bangla

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Phaim è un giovane musulmano di origini bengalesi nato in Italia. Vive in famiglia a Torpignattara, quartiere romano multietnico, lavora in un museo e suona in un gruppo. Proprio in occasione di un concerto incontra Asia. Tra i due scatta l'attrazione e Phaim dovrà cercare di capire come conciliare il suo amore con la prima regola dell'Islam: la castità prima del matrimonio. Un romanzo di formazione, un'esplorazione adolescenziale del mondo, della vita, dell'amore, declinato nell'Italia multietnica di oggi. Il film è stato presentato con grande successo di pubblico nella sezione “Voices” del Festival di Rotterdam 2019. Phaim si mostra un regista spigliato ed emancipato come il suo personaggio nella fase più matura. Usa uno stile accattivante fatto di continui passaggi onirici, di momenti di interruzione del flusso narrativo e della convenzione cinematografica, quando parla rivolgendosi in camera. C'è ad esempio tutta la presentazione, come fossero squadre di calcio, delle varie etnie sociali di Torpignattara. C'è quella scena al bar. Uno stile che fa venire in mente quello di Woody Allen. Nel film l'unico riferimento alla situazione politica è quello allo “ius soli”, che rappresentò un elemento forte di dibattito nelle scorse legislature. Non si può non notare, comunque, che in un'Italia che chiude i porti, una ventata di freschezza, nel melenso panorama del cinema italiano, arrivi da uno straniero di seconda generazione.

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