La donna elettrica

La donna elettrica

Titolo originale: Kona fer i strid

Sabotaggio. Che parola desueta. Oggi va più di moda il boicottaggio, che si può fare anche da casa, ma Halla è una donna in guerra, come da titolo originale: lei sabota, trancia cavi, abbatte pali elettrici, dà filo da torcere alle industrie che se ne infischiano del suolo islandese. Mascherata e guantata, per non lasciare tracce, si trasforma da mite insegnante di canto in eroina ambientalista. Non si ferma davanti a niente; nemmeno quando ottiene l'adozione di una bimba ucraina, un sogno così antico che ormai lo aveva riposto in soffitta. Erlingsson, al secondo lungo di fiction dopo “Storie di cavalli e di uomini”, torna sul rapporto tra uomo e natura, ritrovandone il tono surreale e la cifra profondamente umanista. La dimensione eroica di Halla va dall' “Odissea” ai classici del cinema di Hitchcock nella fuga e nell'assedio tra scenari brulli, il suo amore per la natura non è missione, ma necessità primaria. Eroina analogica, sa di doversi rendere invisibile e irrintracciabile, perciò ricorre a vecchie macchine da scrivere e abbatte con arco e frecce l'insolenza panottica dei droni. Non serve lo sguardo dall'alto, totalizzante; ma quello sul singolo, sull'angolo di terra da amare, sulla vita di una bambina che è solo uno dei motivi per cui salvare il mondo. La guerra di Halla è privata, forse è solo nella sua testa: esiste davvero quel trio ritmico che la segue ovunque producendo la colonna sonora? Esiste la sua gemella Asa, che all'attivismo preferisce il ritiro spirituale in India? O è solo la sua metà più pavida? Una guerra privata che ci riguarda tutti.

Link IMDB