The Fighters

The Fighters

Titolo originale: Les Combattants

 

La commedia, più o meno sofisticata, è da sempre un genere perfetto per raccontare la lotta tra i sessi, in maniera non necessariamente conciliante. Negli Stati Uniti, dagli anni Trenta di Accadde una notte a Katharine Hepburn & Spencer Tracy, da Woody Allen ai giorni nostri, è un terreno agonistico che mette ogni volta in scena, volendo, le origini del legame sociale e la forma pura del rapporto tra maschi e femmine. Les Combattants (titolo e manifesto italiani sono un disastro: ignorateli) prende alla lettera la lotta tra i sessi, e ambienta il classico “boy meets girl” in una scuola di addestramento paramilitare, e poi in un percorso di sopravvivenza a due nei boschi. Arnaud (Kévin Azaïs) ha appena perso il padre e con il fratello monta coperture per piscine e strutture simili. Madeleine (Adèle Hanel), di estrazione più borghese, è una misantropa mascolina e aggressiva, ossessionata dalla fine del mondo, che si iscrive al campo per “essere pronta a sopravvivere”. I due si combattono dalla prima scena, ma poi sono costretti a collaborare, e comunque è chiaro che si piacciono da subito. Infatti la foresta in cui sopravvivere diventa ben presto un bislacco e certo non troppo confortevole giardino d’amore. Il film è passato con successo alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e ha ricevuto vari premi César. Il regista, l’esordiente Thomas Cailley, mostra notevole talento di scrittura e di regia: maneggia un ritmo sospeso e un umorismo sottile, e costruisce le gag attraverso la composizione delle inquadrature. Soprattutto, sa far interagire paesaggio e personaggi: i due giovani protagonisti sono molto efficaci, in particolare Adèle Haenel, buffa e irresistibile Pentesilea moderna (sulla sua fisicità si regge molto del film). Mentre i boschi dell’Aquitania, luogo natale di Cailley, fungono da versione aggiornata del classico Connecticut di Susanna e film simili, mondo verde in cui i conflitti arrivano a scioglimento. Les Combattants, che dapprima può sembrare perfino un po’ esile e svagato, cresce man mano, e riserva un finale sorprendente, metaforico ma non troppo, che suggerisce allo spettatore cosa significa, oggi, “prepararsi a sopravvivere”, anche senza bisogno di perdersi nei boschi.
Emiliano Morreale, da “L’Espresso”n. 15 del 16 aprile 2015

La commedia, più o meno sofisticata, è da sempre un genere perfetto per raccontare la lotta tra i sessi, in maniera non necessariamente conciliante. Negli Stati Uniti, dagli anni Trenta di Accadde una notte a Katharine Hepburn & Spencer Tracy, da Woody Allen ai giorni nostri, è un terreno agonistico che mette ogni volta in scena, volendo, le origini del legame sociale e la forma pura del rapporto tra maschi e femmine. Les Combattants (titolo e manifesto italiani sono un disastro: ignorateli) prende alla lettera la lotta tra i sessi, e ambienta il classico “boy meets girl” in una scuola di addestramento paramilitare, e poi in un percorso di sopravvivenza a due nei boschi. Arnaud (Kévin Azaïs) ha appena perso il padre e con il fratello monta coperture per piscine e strutture simili. Madeleine (Adèle Hanel), di estrazione più borghese, è una misantropa mascolina e aggressiva, ossessionata dalla fine del mondo, che si iscrive al campo per “essere pronta a sopravvivere”. I due si combattono dalla prima scena, ma poi sono costretti a collaborare, e comunque è chiaro che si piacciono da subito. Infatti la foresta in cui sopravvivere diventa ben presto un bislacco e certo non troppo confortevole giardino d’amore. Il film è passato con successo alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes e ha ricevuto vari premi César. Il regista, l’esordiente Thomas Cailley, mostra notevole talento di scrittura e di regia: maneggia un ritmo sospeso e un umorismo sottile, e costruisce le gag attraverso la composizione delle inquadrature. Soprattutto, sa far interagire paesaggio e personaggi: i due giovani protagonisti sono molto efficaci, in particolare Adèle Haenel, buffa e irresistibile Pentesilea moderna (sulla sua fisicità si regge molto del film). Mentre i boschi dell’Aquitania, luogo natale di Cailley, fungono da versione aggiornata del classico Connecticut di Susanna e film simili, mondo verde in cui i conflitti arrivano a scioglimento. Les Combattants, che dapprima può sembrare perfino un po’ esile e svagato, cresce man mano, e riserva un finale sorprendente, metaforico ma non troppo, che suggerisce allo spettatore cosa significa, oggi, “prepararsi a sopravvivere”, anche senza bisogno di perdersi nei boschi.

Emiliano Morreale, da “L’Espresso”n. 15 del 16 aprile 2015