Quel che sapeva Maisie

Quel che sapeva Maisie

Titolo originale: What Maisie knew

Sullo sfondo di una New York frenetica e scintillante, la piccola Maisie si ritrova contesa nella causa di divorzio tra la rockstar Susanna, affettuosa ma distratta, e il mercante d'arte Beale, sempre in viaggio d'affari. La bambina viene affidata al padre e a Margo, la nuova moglie di Beale nonché giovane tata di Maisie. Per vendetta, Susanna decide quindi di sposare il giovane barman Lincoln... A reggere il racconto e soprattutto a catturare l'attenzione del lettore ci pensa lo sguardo perplesso e indagatore di una bambina, sballottata tra divorzi e matrimoni a catena. Uno sguardo (e non solo) che deve aver convinto la sceneggiatrice Carroll Cartwright della possibilità di spostare quella storia dalla Londra di fine Ottocento alla New York di oggi, mantenendola però come perno e motore di una situazione che riguarda anche la difficoltà degli adulti a spezzare le catene del proprio egoismo. E' infatti della Cartwright l'idea iniziale di adattare il romanzo di Henry James (che poi sceneggerà insieme a Nancy Doyne) e che prendeva spunto da quella che ai tempi era una novità assoluta - l'affidamento congiunto di una figlia ai due genitori divorziati - e che invece oggi è maggiormente entrato nell'uso. La storia ritrova il punto di vista dell'infanzia che paga colpe non sue già magistralmente filmata da De Sica in I bambini ci guardano (e viene il dubbio che Guido Cesare Viola conoscesse il testo di James quando scrisse il romanzo all'origine del film italiano, 'Pricò') ma qui senza le forti connotazioni di classe che innervavano il film. Piuttosto c'è una vaghezza sociologica che sposta l'interesse della pellicola dal sociale allo psicologico, facendo della piccola Maisie una specie di rivelatore involontario delle debolezze e degli egoismi di un mondo che sembra aver dimenticato il senso profondo dei propri legami. Fin dalle prime scene scopriamo come Maisie (l'esordiente e straordinaria Onata Aprile) subisce e reagisce alle liti e poi al divorzio dei suoi due genitori: la rockstar Susanna (Julianne Moore) alle prese non solo con le latitanze del marito ma anche con una carriera non proprio all'apice; e il mercante d'arte arruffone e narciso Beale (Steve Coogan, già visto al fianco di Judi Dench in Philomena) i cui periclitanti affari sembrano soprattutto una ragione per evitare di affrontare le proprie responsabilità. Se nel testo di James il finale era molto più in sintonia con la morale puritana allora imperante, nondimeno il film conserva il punto focale della storia, quello di una bambina che arriva a conoscere l'egoismo degli adulti e trova dentro di sé la forza per fare delle scelte radicali. Meno inquisitrice che nel libro, la Maisie del film si adatta però meglio al linguaggio cinematografico, sottolineando solo con il suo sguardo triste e malinconico i comportamenti di chi gli sta intorno. Che la coppia di registi Scott McGehee e David Siegel racconta senza calcare la mano sulle “colpe” ma anzi con affetto e una certa dose di comprensione. Soprattutto per il personaggio di Susanna, il cui giovanilismo fa sorridere e che cerca - senza riuscirci - di far coincidere gli sforzi per restare sulla cresta dell'onda con gli slanci del suo affetto materno. E che Julianne Moore restituisce sullo schermo con la solita meravigliosa bravura.  Un film che sa parlare senza gridare, mostrare senza accecare ed emozionare senza ricattare.