Pinuccio Lovero - Yes I can

Pinuccio Lovero - Yes I can

“Pensa al tuo futuro”, campeggia sui manifesti elettorali di Pinuccio Lovero, candidato in una lista SEL alle amministrative di Bitonto. Solo che il futuro a cui lui ci invita a pensare, parafrasando slogan tecnologici, ottimisti e consumisti, è quello che prima o poi attende tutti noi: il cimitero. Cinque anni dopo l'exploit mediatico del personaggio, documentato dalla vivace e intelligente macchina da presa di Pippo Mezzapesa, Pinuccio Lovero torna protagonista di un nuovo documentario che ne segue la vera campagna elettorale, con un programma interamente, come direbbe lui, “a livello cimiteriale”. Ostinatamente, Pinuccio resta concentrato su quello che gli sta a cuore e di cui conosce i problemi. Per questo decide di scendere in campo... santo. Diventa così, suo malgrado, lo specchio di un paese in cui ognuno si fa i fatti suoi, nessuno ha qualcosa di nuovo da proporre e i candidati sui manifesti elettorali hanno la stessa vitalità delle foto sulle lapidi. Che faccia questo consapevolmente o meno, non è dato sapere. Di certo Pinuccio Lovero non è lo scemo del villaggio. E' semmai l'unico che - in un mondo popolato da gente che pensa al superfluo ed è concentrata sull'oggi - guarda all'inevitabile. La storia di questa bizzarra, esilarante campagna elettorale, condotta tuttavia con estrema serietà, è tutto fuorché ridicola. E' paradossale, certo, ma espone al pubblico ludibrio tutti gli altri, quelli che cercano di riempirsi la pancia con le ultime briciole, i politici di professione e la gente priva di senso dell'umorismo. Dall'impresa tentata da Pinuccio viene fuori l'immagine di un mondo di formiche che si arrabattano per rifornirsi le dispense, schiave dei propri pregiudizi e incapaci di sognare. Pinuccio, invece, sogna, mette insieme senza timori amore e morte, fa da concierge al cimitero, accoglie con la giusta dignità feretri e parenti, e al tempo stesso si prepara a una tappa importante della sua vita. Come già accadeva in Sogno di una morte di mezza estate, anche questo film è il tassello di una biografia. Se nel primo ci avevano toccato il cuore i racconti famigliari e sentimentali del protagonista, in questo ci intenerisce la preparazione al suo matrimonio, che avanza di pari passo col procedere della campagna elettorale e che conclude felicemente il film col migliore degli happy-ending. Sembra quasi inutile a questo punto aggiungere che i luoghi, le facce, il dialetto, le battute di Pinuccio, le musiche e la straordinaria sensibilità della regia riescono a fare, di quello che si presenta con modestia come un piccolo film e che molti ancora esitano a definire documentario, un'opera che trascende il locale per aprirsi all'universale. Vedendo Pinuccio Lovero. Yes I can, insomma, si capisce benissimo perché - se coi vivi non c'è speranza di migliorare le cose – coi morti ancora ce la possiamo fare. Nella tenera e ostinata vocazione di questo operatore tecnico cimiteriale (definizione politicamente corretta di becchino) riusciamo a leggere la critica a una società senza più passioni ed energie. Più vitale di tanto cinema italiano realmente funereo, Pinuccio Lovero. Yes I can demitizza anche l'ultimo tabù con ironia e calore umano. Se quando sentite parlare di morti e di politici vi angosciate, con questo film magari imparerete ad esorcizzarli con una bella risata di pancia.