Parlami di te

Parlami di te

Titolo originale: Un homme pressé

Alain è un manager affermato di un’importante casa automobilistica, divide il mondo tra perdenti e vincenti, categoria quest’ultima nella quale è un primatista assoluto. Per rimanere ai vertici, sostiene ritmi di vita forsennati: niente spazio per i rapporti umani, né per la famiglia. Le sue certezze crollano come un castello di carte, quando un ictus lo lascia incapace di articolare un discorso di senso compiuto, le parole e le sillabe si confondono nella sua testa. L’eloquenza, la sua arma principale, sfoderata e brandita mille volte in riunioni di lavoro, conferenze stampa, lezioni universitarie, viene improvvisamente meno. Alain è costretto ad affidarsi a Jeanne, una giovane ortofonista, a sua volta alla ricerca delle sue radici, di quella donna che, partorendola, la aveva abbandonata tanti anni prima. Questo il plot iniziale di Parlami di te, un film molto godibile, ben diretto da Hervé Mimran, già co-regista assieme a Géraldine Nakache nel 2010 di Tout ce qui brille e di Nous York nel 2012. Filo rosso che lega le pellicole è la presenza in tutte e tre della bella e brava Leïla Bekhti che, a questo punto, possiamo a ragione definire attrice-feticcio del regista, qui nel ruolo della dottoressa Jeanne, che ingaggia col suo recalcitrante paziente un duello verbale senza esclusione di colpi. Vero mattattore della pellicola è però un Fabrice Luchini in gran forma - già vincitore della coppa Volpi come Migliore Attore a Venezia nel 2015 per La corte - qui alle prese con un ruolo ‘destrutturato’, in cui è costretto, dopo un inizio scoppiettante come spietato manager senza cuore, a ripartire da zero, tradito proprio dalla facoltà che maggiormente utilizzava nelle sue molteplici attività: la parola. Luchini tiene sulle spalle l’intera vicenda, attingendo risorse alla sua incredibile mimica, facciale e corporea, da navigato interprete teatrale qual è, per entrare in un ruolo non facile, con una performance mai sopra le righe. Il suo è un Alain scontroso, antipatico, che a un certo punto è costretto ad vedere la vita dal basso, dal punto di vista dei tanto disprezzati ‘perdenti’: memorabile a tal proposito il suo ‘colloquio’ in un centro di collocamento. Parlami di te trae la sua ispirazione dall’autobiografia di Christian Streiff, ex CEO di Airbus e di PSA Peugeot Citroën, autore nel 2014 del libro “J'étais un homme pressé”, in cui narra le vicissitudini patite in seguito a un ictus subito nel 2009. Il film insegna che dopo una caduta ci si può sempre rialzare, anche e soprattutto grazie all’aiuto delle persone che ti vogliono bene. Interrompere bruscamente una corsa può comportare, per i più fortunati, la necessità di reimparare a camminare, e Alain ne farà di strada, in un lungo il viaggio in cui, magari, riscoprire se stessi.