Non essere cattivo

Non essere cattivo

IN SOSTITUZIONE DEL FILM "L'ALTRA HEIMAT" RESO INDISPONIBILE DAL DISTRIBUTORE ALL'ULTIMO MOMENTO

La Mostra del Cinema di Venezia ha reso un doveroso omaggio a un interessante e poco conosciuto autore da poco prematuramente scomparso, Claudio Caligari, presentando fuori concorso la sua opera postuma Non essere cattivo. Nel 1983, Caligari realizzò un film-culto generazionale, Amore tossico, cruda storia di dipendenza da eroina interpretata da attori non professionisti. Vinse a Venezia il Premio speciale nella Sezione De Sica. Solo nel 1998 il secondo film, L’odore della notte, storia estrema di malavita romana con protagonista Valerio Mastandrea. Mastandrea è ora tra i produttori esecutivi del terzo e purtroppo ultimo film di Caligari, questo bellissimo Non essere cattivo (titolo ironico, ma anche la scritta che compare su un orsacchiotto di pezza che attraversa tutto il film rappresentandone forse l’innocenza perduta e desiderata). Un film che rappresenta un ritorno a temi, situazioni, personaggi del suo esordio. Siamo a Ostia nel 1995, Vittorio e Cesare hanno poco più di vent’anni e non sono solo amici da sempre: sono “fratelli di vita”. Una vita di eccessi: notti in discoteca, macchine potenti, alcool, droghe sintetiche e spaccio di cocaina. Vivono in simbiosi ma hanno anime diverse, entrambi alla ricerca di una loro affermazione. L’iniziazione all’esistenza per loro ha un costo altissimo e Vittorio col tempo inizia a desiderare una vita diversa: incontra Linda e per salvarsi prende le distanze da Cesare, che invece sprofonda inesorabilmente. Il richiamo della strada è più forte di ogni buona intenzione. Il film è un vero e proprio seguito, anche temporale, di Amore tossico: dopo la colonizzazione delle borgate care a Pasolini a opera dell’eroina, ora si racconta il mutato consumo e commercio di stupefacenti. Non si tratta però di un semplice spaccato fenomenologico del nuovo mondo tossico, ma in un certo senso la fotografia agghiacciante dell’esito finale dell’ancora romantico, per quanto corrotto, universo giovanile pasoliniano. Oggi Accattone, l’eroe delle borgate, va in discoteca, consuma e spaccia cocaina e pastiglie. Caligari prima di girare il film ha infatti compiuto una vera e propria profonda ricerca sul campo, nei luoghi squallidi e ingrigiti del lido di Ostia, in mezzo a una fauna quasi lunare nella sua dissociazione dal resto del mondo. Ne sono usciti magnifici volti, dialoghi disperati, una miniera di fatti e racconti, microstorie buffe e tragiche assieme. Il testamento artistico di un regista appartato è un quadro antropologico impressionante per quantità e verità. Non solo droga e sesso mercificato: anche pistole e piccoli gangster feroci, che fanno assomigliare il film anche ai primi esiti registici di Martin Scorsese, quasi una sorta di Mean Streets rivisto da Pier Paolo Pasolini.