L'amore non perdona

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Alla vigilia del suo sessantesimo compleanno l’infermiera franco-italiana Adriana, vedova solitaria con una figlia e un nipotino che vede solo quando deve fargli da babysitter, incontra in ospedale il trentenne Mohamed, immigrato in Italia da Tangeri. È amore a prima vista, e i due cominciano la loro storia fuori dall’ospedale. Ma scopriranno di avere tutti contro: i colleghi e la figlia di lei come la famiglia marocchina di lui. Riuscirà l’amore a superare il fortissimo ostracismo sociale che circonda la coppia? Il documentarista Stefano Consiglio, al suo esordio con un lungometraggio di finzione, mette al centro una grande attrice d’oltralpe, Arian Ascaride, e il tema dell’amore che sfida i pregiudizi sull’età, la razza, la religione. La storia è narrata con economia di mezzi e di emozioni, nonostante si classifichi formalmente all’interno del genere melodrammatico, e fa leva sulla profonda umanità dei due attori protagonisti che rende facilmente comprensibile l’attrazione che provano l’uno verso l’altra. Il fatto che siano due stranieri francofoni trasferiti in Italia contribuisce a spiegare la loro immediata sintonia, ma è proprio la capacità di essere autentici a creare fra loro un legame fortissimo e istintivo. Il film ragiona per estremismi - come la reazione eccessivamente ostile della figlia e di una collega di Adriana - e inserisce alcuni elementi narrativi un po’ forzati – la frequentazione di Mohamed con un cugino sospettato di rapporti con la jihad – ma c’è una genuinità di intenti e una volontà di rompere alcuni schemi mentali che ricorda il cinema anni Settanta, anche per via dello stile quasi documentario del racconto. Consiglio ci sfida a fare un patto di fiducia, a lasciarci andare e credere nell'amore e nella sua innocenza, anche nei suoi risvolti più strani e rari. E la sfida qui prende la forma del melodramma, nelle sfumature dolci-amare di un amore contrastato e incompreso, grazie alla splendida performance piena di carica ironica e ancora romantica della protagonista; la star francese Ascaride ha la classe e il tormento di una vera Signora delle Camelie, corrotta e corruttrice, Traviata e incantatrice nelle “follie” verdiane direttamente citate. E nel seguire le atmosfere caratteristiche del genere melodrammatico, le ispirazioni non sono difficili da individuare: più Douglas Sirk che Rainer Werner Fassbinder, con ricordi francesi ma soprattutto iberici, dal compianto De Oliveira al più esplicito riferimento aldomovariano, soprattutto attraverso la colonna sonora di Nicola Piovani.