Blancanieves

Blancanieves

Titolo originale: Blancanieves

Secondo lungometraggio, dopo Torremolinos 73 (2003) e il corto Mamà (1988) del regista spagnolo Pablo Berger, Blancanieves  è un film muto e in bianco e nero, ispirato alla favola dei fratelli Grimm. Non è un mistero che il suo progetto fosse nel cassetto dell’autore da molto tempo, tra quelli difficili da realizzare, e che la spinta a metterlo in opera sia venuta dall’enorme successo di The Artist di Hazanavicius, anche se poi i problemi di produzione sono stati notevoli e il ricorso alla Francia necessario. Il regista fa riferimento al cinema degli anni ‘20, nell‘impiego del muto, del bianco e nero, vividi e sapientemente utilizzati  nelle sfumature più luminose e in quelle più dark, a seconda dei personaggi e delle situazioni, e rilegge in chiave metaforica e grottesca, ma anche nostalgica, la nota favola, ambientandola proprio  in quel periodo, alla vigilia del regime franchista, in Andalusia. Berger stesso ha dichiarato di avere  avvertito  sensazioni  uniche nella visione di un film di Von Stroheim, con un’orchestra sinfonica dal vivo, e di avere voluto ricrearle per il pubblico ispirandosi alle grandi produzioni degli anni ‘20. L’ambientazione in Andalusia immerge nel mondo del flamenco, degli tzigani girovaghi, della tauromachia, e  Blancanieves, suo nome di battaglia come torera, è Carmen, una bambina sfortunata dalla nascita per la morte di parto della madre, bellissima moglie di un celebre torero, Antonio  Villalta, che nel contempo viene gravemente ferito durante un combattimento. Carmen viene allevata dalla solare e sensualissima nonna materna Dona Concha (una ancora splendida Angela Molina) danzatrice di flamenco, ma alla sua morte, ancora bambina, va nella casa del padre, sopravvissuto ma invalido e curato dalla perfida e falsa Encarna (la bella, brava e super premiata Maribel Verdù),  una ex infermiera che  si è fatta sposare solo per interesse e ambizione.  Mentre il padre la educa all’arte della tauromachia, la matrigna la tormenta e attenta alla sua vita, dopo aver eliminato, inscenando un incidente, l’ex torero.  Carmen, ormai ragazza bella e luminosa (interpretata con grazia, determinazione e stupore da un’encomiabile Macarena Garcia), riesce a fuggire con l’aiuto di sei nani toreri, ai quali si unisce con il nome di Blancanieves… Dopo due chiassose e dimenticabili Biancaneve hollywoodiane, arriva dalla Spagna una versione gotica, muta e in bianco e nero della fiaba dei Grimm che finalmente ci fa sobbalzare sulla sedia. Il merito non è solo del mascherino in 1:33, delle immagini curatissime che esaltano suggestioni e perfidie del cinema muto, insomma del gioco con la nostra memoria cinèfila, che potrebbe anche esaurirsi nelle prime sequenze. Ma di un adattamento e di un'ambientazione che si sposano a meraviglia con una scelta di regia così radicale, riprendendo dal muto ciò che il cinema ha perso trovando la voce: l'inquietudine, la meraviglia, la profondità delle immagini e dei sentimenti più estremi.