Circuito Cinema - Filmstudio 7B

violette 2

Violette

(Id.)
(id, Francia ) di Martin Provost 139'

Così prolifico da aver dato origine a festival (vedi il Biografilm, che si svolge a Bologna), il film biografico non è materia facile da trattare. Spesso dà origine - per rispetto, deferenza o semplice conformismo - a pellicole noiose e prevedibili. Però ci sono eccezioni: come questo Violette.Opera di un regista, Martin Provost, già autore di una bella biografia della pittrice Séraphine de Senlis, il film si concentra su Violette Leduc, scrittrice di razza dalla fama al di sotto dei suoi effettivi meriti, seguendola nella sua travagliata vicenda umana e psicologica, di donna appassionata e piena di ossessioni, portatrice di un'imbarazzante tendenza a rendersi insopportabile per troppo bisogno d'amore. Il film copre un arco temporale che va dalla guerra (quando Violette viveva assieme al presunto marito, lo scrittore omosessuale Maurice Sachs) agli anni Sessanta, al tempo dell'amicizia tra lei e Simone de Beauvoir, dell'emergente questione femminista e delle lotte combattute dal "secondo sesso". La Beauvoir farà pubblicare il suo romanzo "L'asfissia" ma non servirà a trarre dall'oscurità la neo-scrittrice, che cade in una depressione esaltata dal fatto che, mentre lei è innamorata dell'altra, Simone non intende superare i confini dell'amicizia. Il film percorre le altre relazioni di Violette - con la madre adorata e detestata, con amici perlopiù omosessuali, con amanti di entrambi i sessi - senza che la pena alla solitudine e alla (auto) esclusione le sia condonata. Compaiono nel film personaggi della storia letteraria del Novecento, Jean Genet (Jean-Paul Sartre è solo nominato) o il profumiere - mecenate Jacques Guérin, interpretato dal bravo Olivier Gourmet. Più tardi, sempre col sostegno di Beauvoir, Leduc può pubblicare il suo "La bastarda" (la scrittrice soffriva per essere una illegittima), dove racconta vicende molto intime della propria vita.Costruito per capitoli, con larghe ellissi temporali e molti momenti "sospesi", il film si muove sul delicato confine tra arte e vita senza scivolare mai nell'agiografia. Provost gioca le sue carte migliori affidando le due scrittrici a Emmanuelle Devos e Sandrine Kiberlain. L'una, nei panni di Violette, sgradevole, petulante, auto commiserante; l'altra è una maschera giapponese per impenetrabilità e per stile, un mostro sacro osannato e rispettato: due solitudini che cercano, in modi diversi, di combattere le costrizioni dell'essere donne.

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