Circuito Cinema - Filmstudio 7B

un estate in provenza

Un'estate in Provenza

(Avis de mistral)
(id, Francia ) di Rose Bosch 105'

VERSIONE ORIGINALE FRANCESE SOTTOTITOLATA IN ITALIANO

Léa, Adrien e il fratello Théo, nato sordo, partono con la madre per una vacanza in Provenza presso il nonno Paul, che vive tra gli ulivi e che i ragazzi non hanno mai incontrato a causa di una lite familiare. Certo non era questa la vacanza dei loro sogni, senza contare la notizia che il padre se ne sta andando di casa. Nel giro di 24 ore, il soggiorno in Provenza dei tre ragazzi si trasformerà in un vero e proprio scontro generazionale. Tuttavia, quando il passato tempestoso di Paul si riaffaccia e i trasgressivi anni Settanta fanno ritorno sullo sfondo incantevole della Provenza, mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso, ecco che le differenze tra la vita di città e di campagna si annullano e le due generazioni possono finalmente incontrarsi dando vita a una vacanza indimenticabile. Sin dal titolo italiano viene suggerita l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesimo film cartolina, genere ben caro al settore del turismo in quanto cassa-schermo di risonanza per le bellezze naturalistiche dei paesaggi in cui è ambientato. E Un'estate in Provenza non fa niente per smentire la definizione, proponendo nei cento minuti di visione scorci di grande fascino e innesti di folklore locale atti a invogliare il pubblico a visitare i luoghi della vicenda. Fortunatamente la sceneggiatrice Rose Bosch, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo il riuscito Vento di primavera (2010) nonché seconda collaborazione col protagonista Jean Reno, riesce a variare una sceneggiatura nella quale i buoni sentimenti e i valori attinenti al ritorno ad una vita sana trascinano verso il più prevedibile dei lieto fine. Il merito della regista e dell'affiatato cast, che vede in un ruolo fondamentale anche la nostra Anna Galiena, è quello di aver impresso nei personaggi principali un'aura di contagiosa simpatia, dovuta anche alla spontanea naturalezza dei dialoghi e delle situazioni, con discreti picchi emozionali (su tutti il raduno coi vecchi amici biker della gioventù) a intarsiare una storia sì piacevole ma comunque fine a se stessa. E se alcuni risvolti appaiono quanto meno improbabili (il nipote Adrian che conquista turiste in serie, il bad-boy di cui si innamora Lea) l'operazione giunge serenamente in porto con una colonna sonora coinvolgente, con tanto di versioni cantate dagli stessi interpreti di classici rock come Knockin on heaven's door e Forever young a donare quel po' di brio furbescamente nostalgico che non guasta.

Léa, Adrien e il fratello Théo, nato sordo, partono con la madre per una vacanza in Provenza presso il nonno Paul, che vive tra gli ulivi e che i ragazzi non hanno mai incontrato a causa di una lite familiare. Certo non era questa la vacanza dei loro sogni, senza contare la notizia che il padre se ne sta andando di casa. Nel giro di 24 ore, il soggiorno in Provenza dei tre ragazzi si trasformerà in un vero e proprio scontro generazionale. Tuttavia, quando il passato tempestoso di Paul si riaffaccia e i trasgressivi anni Settanta fanno ritorno sullo sfondo incantevole della Provenza, mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso, ecco che le differenze tra la vita di città e di campagna si annullano e le due generazioni possono finalmente incontrarsi dando vita a una vacanza indimenticabile. Sin dal titolo italiano viene suggerita l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesimo film cartolina, genere ben caro al settore del turismo in quanto cassa-schermo di risonanza per le bellezze naturalistiche dei paesaggi in cui è ambientato. E Un'estate in Provenza non fa niente per smentire la definizione, proponendo nei cento minuti di visione scorci di grande fascino e innesti di folklore locale atti a invogliare il pubblico a visitare i luoghi della vicenda. Fortunatamente la sceneggiatrice Rose Bosch, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo il riuscito Vento di primavera (2010) nonché seconda collaborazione col protagonista Jean Reno, riesce a variare una sceneggiatura nella quale i buoni sentimenti e i valori attinenti al ritorno ad una vita sana trascinano verso il più prevedibile dei lieto fine. Il merito della regista e dell'affiatato cast, che vede in un ruolo fondamentale anche la nostra Anna Galiena, è quello di aver impresso nei personaggi principali un'aura di contagiosa simpatia, dovuta anche alla spontanea naturalezza dei dialoghi e delle situazioni, con discreti picchi emozionali (su tutti il raduno coi vecchi amici biker della gioventù) a intarsiare una storia sì piacevole ma comunque fine a se stessa. E se alcuni risvolti appaiono quanto meno improbabili (il nipote Adrian che conquista turiste in serie, il bad-boy di cui si innamora Lea) l'operazione giunge serenamente in porto con una colonna sonora coinvolgente, con tanto di versioni cantate dagli stessi interpreti di classici rock come Knockin on heaven's door e Forever young a donare quel po' di brio furbescamente nostalgico che non guasta.Léa, Adrien e il fratello Théo, nato sordo, partono con la madre per una vacanza in Provenza presso il nonno Paul, che vive tra gli ulivi e che i ragazzi non hanno mai incontrato a causa di una lite familiare. Certo non era questa la vacanza dei loro sogni, senza contare la notizia che il padre se ne sta andando di casa. Nel giro di 24 ore, il soggiorno in Provenza dei tre ragazzi si trasformerà in un vero e proprio scontro generazionale. Tuttavia, quando il passato tempestoso di Paul si riaffaccia e i trasgressivi anni Settanta fanno ritorno sullo sfondo incantevole della Provenza, mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso, ecco che le differenze tra la vita di città e di campagna si annullano e le due generazioni possono finalmente incontrarsi dando vita a una vacanza indimenticabile. Sin dal titolo italiano viene suggerita l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesimo film cartolina, genere ben caro al settore del turismo in quanto cassa-schermo di risonanza per le bellezze naturalistiche dei paesaggi in cui è ambientato. E Un'estate in Provenza non fa niente per smentire la definizione, proponendo nei cento minuti di visione scorci di grande fascino e innesti di folklore locale atti a invogliare il pubblico a visitare i luoghi della vicenda. Fortunatamente la sceneggiatrice Rose Bosch, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo il riuscito Vento di primavera (2010) nonché seconda collaborazione col protagonista Jean Reno, riesce a variare una sceneggiatura nella quale i buoni sentimenti e i valori attinenti al ritorno ad una vita sana trascinano verso il più prevedibile dei lieto fine. Il merito della regista e dell'affiatato cast, che vede in un ruolo fondamentale anche la nostra Anna Galiena, è quello di aver impresso nei personaggi principali un'aura di contagiosa simpatia, dovuta anche alla spontanea naturalezza dei dialoghi e delle situazioni, con discreti picchi emozionali (su tutti il raduno coi vecchi amici biker della gioventù) a intarsiare una storia sì piacevole ma comunque fine a se stessa. E se alcuni risvolti appaiono quanto meno improbabili (il nipote Adrian che conquista turiste in serie, il bad-boy di cui si innamora Lea) l'operazione giunge serenamente in porto con una colonna sonora coinvolgente, con tanto di versioni cantate dagli stessi interpreti di classici rock come Knockin on heaven's door e Forever young a donare quel po' di brio furbescamente nostalgico che non guasta.Léa, Adrien e il fratello Théo, nato sordo, partono con la madre per una vacanza in Provenza presso il nonno Paul, che vive tra gli ulivi e che i ragazzi non hanno mai incontrato a causa di una lite familiare. Certo non era questa la vacanza dei loro sogni, senza contare la notizia che il padre se ne sta andando di casa. Nel giro di 24 ore, il soggiorno in Provenza dei tre ragazzi si trasformerà in un vero e proprio scontro generazionale. Tuttavia, quando il passato tempestoso di Paul si riaffaccia e i trasgressivi anni Settanta fanno ritorno sullo sfondo incantevole della Provenza, mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso, ecco che le differenze tra la vita di città e di campagna si annullano e le due generazioni possono finalmente incontrarsi dando vita a una vacanza indimenticabile. Sin dal titolo italiano viene suggerita l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesimo film cartolina, genere ben caro al settore del turismo in quanto cassa-schermo di risonanza per le bellezze naturalistiche dei paesaggi in cui è ambientato. E Un'estate in Provenza non fa niente per smentire la definizione, proponendo nei cento minuti di visione scorci di grande fascino e innesti di folklore locale atti a invogliare il pubblico a visitare i luoghi della vicenda. Fortunatamente la sceneggiatrice Rose Bosch, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo il riuscito Vento di primavera (2010) nonché seconda collaborazione col protagonista Jean Reno, riesce a variare una sceneggiatura nella quale i buoni sentimenti e i valori attinenti al ritorno ad una vita sana trascinano verso il più prevedibile dei lieto fine. Il merito della regista e dell'affiatato cast, che vede in un ruolo fondamentale anche la nostra Anna Galiena, è quello di aver impresso nei personaggi principali un'aura di contagiosa simpatia, dovuta anche alla spontanea naturalezza dei dialoghi e delle situazioni, con discreti picchi emozionali (su tutti il raduno coi vecchi amici biker della gioventù) a intarsiare una storia sì piacevole ma comunque fine a se stessa. E se alcuni risvolti appaiono quanto meno improbabili (il nipote Adrian che conquista turiste in serie, il bad-boy di cui si innamora Lea) l'operazione giunge serenamente in porto con una colonna sonora coinvolgente, con tanto di versioni cantate dagli stessi interpreti di classici rock come Knockin on heaven's door e Forever young a donare quel po' di brio furbescamente nostalgico che non guasta., Adrien e il fratello Théo, nato sordo, partono con la madre per una vacanza in Provenza presso il nonno Paul, che vive tra gli ulivi e che i ragazzi non hanno mai incontrato a causa di una lite familiare. Certo non era questa la vacanza dei loro sogni, senza contare la notizia che il padre se ne sta andando di casa. Nel giro di 24 ore, il soggiorno in Provenza dei tre ragazzi si trasformerà in un vero e proprio scontro generazionale. Tuttavia, quando il passato tempestoso di Paul si riaffaccia e i trasgressivi anni Settanta fanno ritorno sullo sfondo incantevole della Provenza, mettendo in luce il suo lato più umano e affettuoso, ecco che le differenze tra la vita di città e di campagna si annullano e le due generazioni possono finalmente incontrarsi dando vita a una vacanza indimenticabile.
Sin dal titolo italiano viene suggerita l'impressione di trovarsi dinanzi all'ennesimo film cartolina, genere ben caro al settore del turismo in quanto cassa-schermo di risonanza per le bellezze naturalistiche dei paesaggi in cui è ambientato. E Un'estate in Provenza non fa niente per smentire la definizione, proponendo nei cento minuti di visione scorci di grande fascino e innesti di folklore locale atti a invogliare il pubblico a visitare i luoghi della vicenda. Fortunatamente la sceneggiatrice Rose Bosch, alla sua seconda prova dietro la macchina da presa dopo il riuscito Vento di primavera (2010) nonché seconda collaborazione col protagonista Jean Reno, riesce a variare una sceneggiatura nella quale i buoni sentimenti e i valori attinenti al ritorno ad una vita sana trascinano verso il più prevedibile dei lieto fine. Il merito della regista e dell'affiatato cast, che vede in un ruolo fondamentale anche la nostra Anna Galiena, è quello di aver impresso nei personaggi principali un'aura di contagiosa simpatia, dovuta anche alla spontanea naturalezza dei dialoghi e delle situazioni, con discreti picchi emozionali (su tutti il raduno coi vecchi amici biker della gioventù) a intarsiare una storia sì piacevole ma comunque fine a se stessa. E se alcuni risvolti appaiono quanto meno improbabili (il nipote Adrian che conquista turiste in serie, il bad-boy di cui si innamora Lea) l'operazione giunge serenamente in porto con una colonna sonora coinvolgente, con tanto di versioni cantate dagli stessi interpreti di classici rock come Knockin on heaven's door e Forever young a donare quel po' di brio furbescamente nostalgico che non guas