Circuito Cinema - Filmstudio 7B

castello italia

Un castello in Italia

(Un château en Italie)
(id, Francia ) di Valeria Bruni Tedeschi 104'

Parecchi cineasti amano mettersi a nudo davanti a noi. La cosa può commuoverci o meno, ma alla fine ciò che ci interessa è il film, dato che questi cineasti non li conosciamo. Il caso di Valeria Bruni Tedeschi è diverso: lei la conosciamo bene. Quando abbiamo scoperto nel 2002 il suo primo film, E’ più facile per un cammello…, non si conosceva di lei nulla se non il fascino che scaturiva da un atteggiamento inquieto e comunicativo, la voce velata da attrice di cinema d’autore. I bene informati erano al corrente del suo legame di parentela con una modella dal viso molto più celebre del suo nome. Oggi, per la legge universale della celebrità, che non si può ignorare, Valeria non riesce a mettersi a nudo senza che ci si riferisca al mondo più o meno reale di cui fa parte, e il piacere che si prova alla visione di “Un castello in Italia” ne subisce gli influssi. Però lei continua, e questa ostinazione va a suo merito. Il suo terzo film (c’è anche “Actrices”, del 2007) ritorna su alcuni episodi che segnano la vita di una attrice italiana quarantenne che vive in Francia. Louise incontra Nathan, un attore più giovane di lei, figlio di un cineasta marginale ma rispettato. Suo fratello Ludovico muore di Aids e la madre tenta di salvare il patrimonio familiare messo a repentaglio dalla sconsideratezza del figlio. Tutti accadimenti che hanno puntuali corrispondenze con quanto accaduto nella realtà. Queste interferenze possono sconcertare o meno lo spettatore; sicuramente hanno disturbato e inquietato la regista. Come nei due film precedenti, Valeria riesce, miracolosamente, a rendere invisibili le suture tra la vita professionale e la vita sentimentale, tra gli intermezzi comici e il quotidiano più ordinario. Riesce anche a convincerci che i ricchi hanno il diritto di essere infelici e angosciati. I passaggi da un registro all’altro sono confezionati con una certa, voluta, brutalità. Sembra quasi che Valeria voglia esagerare apposta le sue traversie. Non la si era mai vista, finora, così maldestra, così ridicola. Il fatto importante è che più percorre la strada dell’esagerazione burlesca, più il film ne trae partito: ad esempio, nella sequenza che mostra Louise, donna perduta per la Chiesa (vive in concubinaggio e ha tentato una fecondazione in vitro), partire in pellegrinaggio a Napoli per andare a sedersi su una poltrona che rende le donne fertili. Ciò che potrebbe sembrare fuori luogo o sopra le righe finisce per risultare simpaticamente convincente. In altri momenti, all’opposto, il film si incammina sui sentieri della crudeltà. Il personaggio di Ludovico, il fratello malato, esercita una seduzione istintiva, ma il suo ritratto non è esattamente quello di un santo. La coppia che l’uomo forma con la fidanzata Jeanne è, in tutta evidenza, costruita e tenuta assieme proprio come antidoto alle dinamiche del clan e ai conflitti che nascono tra Ludovico e le donne della famiglia riguardo alla conservazione del patrimonio e della memoria dei luoghi: è questa la parte del ritratto di famiglia più ancorata alla finzione. Non le è concesso molto spazio, e il film torna subito a rivolgersi alla aneddotica, spesso buffa e divertente, che intralcia il percorso bersagliato dalle calamità dell’eroina. Alcuni di questi episodi (come la sequenza della clinica e del parto) sono momenti da antologia. Alla fine, ci si fa una ragione di questo patchwork di ricordi, senza rimpiangere per nulla, anzi, la finzione più esplicita contenuta nei film precedenti.

Alberto Morsiani

 

coming soon

  • A QUIET PASSION 2
  • Roma 3
  • THE ESCAPE 3