Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Tonya 5

Tonya

(I, Tonya)
(id, USA ) di Craig Gillespie 121'

ALLISON JANNEY – Vincitrice del Golden Globe 2018, Oscar 2018 e BAFTA come Migliore Attrice Non Protagonista

Il cinema esegue un salto triplo sul ghiaccio di I, Tonya, un biopic anomalo, vibrante, che denuncia le ipocrisie della società contemporanea. Tonya Harding ha infiammato il mondo del pattinaggio all’inizio degli anni Novanta, quando ancora scivolava veloce nei palazzetti di tutto il globo. Lei era la figlia del mito targato Ronald Reagan, di quel liberismo che avrebbe rilanciato il sogno americano. Non a caso la foto del presidente compare anche sul muro di un garage, per ricordare che se un attore poteva sedersi nello Studio Ovale, anche una ragazza di Portland sarebbe arrivata alle olimpiadi.
Lei non è la principessa di una favola per bambini, i risultati li ottiene col sangue e con le urla di una madre che non accetta il fallimento. A tre anni, Tonya è già schiava delle sue passioni. Il “sergente in gonnella” che la mantiene ha costruito una campionessa in miniatura, che non può abbandonare la pista neanche per andare in bagno. I pattini nutrono la sua anima, le botte fortificano il suo corpo. La violenza diventa il pane quotidiano nelle giornate di Tonya, sempre malmenata da chi invece dovrebbe proteggerla. Lo scandalo nasce dagli schiaffi, da una fanciullezza che se n’è andata con gli allenamenti selvaggi e l’impossibilità di ricevere una carezza. Più che per meriti sportivi, lei viene ricordata per l’aggressione all’avversaria Nancy Kerrigan, nel 1994. Il resto è storia, ma non dimentichiamoci che fu la seconda al mondo ad eseguire un triplo axel, un salto che quasi trent’anni fa illuminava i volti di appassionati ed esperti. Poi tutto si è spento. Lo spettacolo deve andare avanti, non può fermarsi, lo cantavano anche i Queen.
Il film del regista Craig Gillespie punta il dito contro una società di maschere, che si preoccupa solo dell’apparenza. La verità non interessa a nessuno. La Federazione deve promuovere un’atleta che sia un esempio per il Paese, non una ribelle che insulta i giudici durante la gara e sembra un maschiaccio con i capelli lunghi. L’immagine è essenziale, il talento passa in secondo piano. I media plasmano gli eventi, non si interrogano sulle cause o sui drammi familiari che hanno preceduto la follia, perché per fare audience bisogna alzare il volume, sembra gridare Gillespie. E nell’era delle fake news, fa più ascolti un albero che cade di una foresta che cresce.
La macchina da presa non abbandona mai Tonya, non la lascia respirare. I carrelli la inseguono sulla pista nelle sue indimenticabili evoluzioni, i primi piani catturano i falsi sorrisi alla fine di ogni gara, quando vorrebbe piangere di dolore perché, in fondo, è sola. La protagonista ha le sembianze angeliche di un’intensa Margot Robbie, che regala la migliore interpretazione della sua carriera. I, Tonya riesce anche a far ridere a denti stretti, e racconta la parabola di una vita turbolenta, di una donna forte che non è mai stata l’eroina che tutti volevano. Gillespie chiede ai suoi attori di sfondare la quarta parete, di parlare col pubblico attraverso alcune interviste girate per l’occasione, giocando con il documentario e la commedia amara. I generi si fondono, i sogni s’infrangono, mentre l’incontenibile Tonya ci stupisce con un altro triplo axel.

 Gian Luca Pisacane (cinematografo.it)