Circuito Cinema - Filmstudio 7B

ti guardo

Ti guardo

(Desde allà)
(id, Venezuela ) di Lorenzo Vigas 93'

LEONE D'ORO MIGLIOR FILM VENEZIA 2015 - VIETATO AI MINORI DI 14 ANNI

È difficile applicare un’etichetta di genere a Ti guardo, l’opera prima del venezuelano Lorenzo Vigas che ha vinto il Leone d’oro a Venezia. Derubricarlo come “gay movie” (se mai la definizione, pur diffusa, abbia un senso) sarebbe riduttivo, anzi fuorviante. E se il motivo drammatico che lo innerva è l’incontro di due solitudini, i temi che interpella sono molto più numerosi e anche più complessi. L’azione si svolge a Caracas, dove vive Armando, uomo di mezza età che fabbrica protesi dentarie, benestante ma dalla vita solitaria e grigia. All’inizio lo vediamo adescare un minorenne, che porta a casa sua e paga per mostrarsi seminudo mentre lui, senza toccarlo, si masturba. Un altro ragazzo, Elder, accetta di seguirlo dietro promessa di denaro; ma poi lo malmena e lo deruba. Però l’uomo torna a cercarlo e tra i due ha inizio una relazione ambigua; fatta, al di là delle motivazioni sessuali, di prevaricazione reciproca e protezione, fuga dalla solitudine e continua inversione dei ruoli. Quando Elder viene picchiato dai fratelli della sua ragazza, Armando lo tiene presso di sé e lo cura. Più tardi il giovane invita l’uomo a una festa di famiglia, presentandolo alla madre come un amico. Durante la festa Elder cerca di baciare Armando, che respinge l’avance e lo schiaffeggia. I due si confidano sui rispettivi padri: assente quello del giovane, colpevole di antichi abusi sessuali quello dell’uomo. Armando segue di nascosto l’anziano genitore, da poco ricomparso in città. Finché un’idea estrema non germoglia nelle mente del ragazzo. Ti guardo (il titolo originale Desde allà, da laggiù, rende meglio il distacco con cui i personaggi osservano la vita) mette in scena due caratteri opposti, eppure accomunati da diversi tratti decisivi: il rapporto conflittuale con le rispettive figure paterne e, più ancora, la solitudine e l’incapacità di creare legami emozionali con qualcuno. In realtà, è poi il giovanissimo a diventare dipendente dall’altro e a desiderare una relazione carnale con lui; mentre l’adulto resta totalmente atono, respingendone l’amore e – anzi - esorcizzandolo con un tradimento. Più acuto di quanto non voglia apparire, il film centra in pieno i risvolti del “machismo” d’obbligo nella società latina in cui si svolge: l’omosessualità è (all’inizio) oggetto di disprezzo e di scherno per il ragazzo; la madre del quale lo caccia poi con sdegno quando pensa che il figlio sia gay. Però l’esito della vicenda - piuttosto sorprendente e anche perturbante - sottintende un altro motivo che va ad aggiungersi alla complessità del film. Un motivo “di classe”: perché non è difficile vedere come il giovane emarginato (il proletario, si sarebbe detto una volta) sia la vittima predestinata del predominio sociale e culturale dell’uomo più anziano. Occorre un po’ di tempo prima di entrare del tutto nella vicenda, che Vigas descrive con inquadrature nitide e luminose, spesso “osservate” in semi-soggettiva dai protagonisti; via via, però, l’interesse cresce e si resta sempre più coinvolti. Anche grazie alle interpretazioni dell’attore cileno Alfredo Castro ( Tony Manero, Post mortem) e del giovanissimo Luis Silva, che alterna arroganza e fragilità come gli eroi di borgata cari a Pasolini.

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