Circuito Cinema - Filmstudio 7B

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SU RE

(Su Re)
(id, Italia ) di Giovanni Columbu 80'

Quasi mezzo secolo fa Pier Paolo Pasolini, nel sublime “Il vangelo secondo Matteo” restituiva la violenza, lo scandalo e la bellezza della parola di Gesù senza gli orpelli dell’iconografia tradizionale, scegliendo volti di non professionisti, girando tra i Sassi di Matera e gli scabri paesaggi del Sud d’Italia, e riusciva a catturare, da laico, il mistero del sacro. Oggi, Giovanni Columbu, personalità poliedrica e poco nota (laureato in architettura, autore di libri, mostre di pittura e video arte, regista per la Rai, importante documentarista, premiato autore di un altro lungometraggio, “Arcipelaghi”, del 2001), compie un po’ la stessa operazione, ambientando i  Vangeli di Matteo, Marco, Luca e Giovanni a Oliena (dove John Huston girò un frammento di “La Bibbia”…), nell’entroterra della sua natia Sardegna, chiamando a recitare non professionisti tra cui gli abitanti del Centro di Salute Mentale di Cagliari, e articolando la Storia Sacra nel dialetto indigeno. La Passione di Gesù, dall’Ultima Cena alla Crocifissione, viene raccontata attraverso una lettura sinottica dei quattro Vangeli. Nel sepolcro dove giace il corpo di Gesù, Maria piange il figlio morto. Alcuni momenti della sua breve vita riemergono attraverso una lettura dei quattro vangeli canonici che privilegia il punto di vista del narratore. La memoria ci conduce tra gli aspri paesaggi delle montagne sarde: non siamo in Palestina, ma in un mondo avulso dal passare del tempo, ancorato alle proprie tradizioni linguistiche e culturali. L’opera seconda di Columbu rielabora in modo estremamente coinvolgente la storia sacra per darle un nuovo senso, individuale e collettivo. Un’opera unica, rara, diversa. Un film schietto, duro e coinvolgente, sospeso tra digressioni teologiche e spirito popolare, tra sincera compassione e infuocata pietà. Oltre a Pasolini, l’altra fonte di ispirazione pare il Kurosawa di “Rashomon”, con i suoi diversi punti di vista. E infatti il regista ricorda che l’idea del film risale a quando, nella chiesa di Santa Maria in via Lata a Roma, rimase colpito da una tavola che riportava su quattro colonne i brani dei Vangeli che descrivono i patimenti inflitti a Gesù. Ecco dunque un film sul Vangelo in cui le scene si ripetono, proprio come nel “Rashomon”: i medesimi eventi si reiterano, variano nell’interpretazione; la traccia del tempo si inceppa. Così, il racconto evangelico è sottratto all’automatismo, viene ripensato sulla pelle e nella terra, diventa una esperienza di attualizzazione sensoriale. Columbu ambienta la storia in Sardegna, perché è il mondo che ama e che meglio conosce, permeato di valori che sembrano rifarsi all’Antico piuttosto che al Nuovo Testamento. Due universi molto distanti si sarebbero poi incontrati nel suo film, trovando riscontro nella realtà di quel sogno che è nell’animo di molti: scoprire Gesù, qui, tra noi. Un plauso speciale meritano la fotografia, cui ha contribuito il celebre Uliano Lucas, e le musiche. Senza dimenticare le istituzioni sarde che hanno partecipato alla produzione e il sensibile distributore Nanni Moretti.

Alberto Morsiani

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