Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Sole Alto 1 2

Sole alto

(Zvizdan)
(id, Croazia/Serbia/Slovenia ) di Dalibor Matanic 123'

PREMIO DELLA GIURIA 'UN CERTAIN REGARD' AL 68° FESTIVAL DI CANNES (2015)

Sulla riva di un lago assolato, un trombettista solitario fa rimbalzare le sue note liete sull’acqua. La macchina da presa si avvicina, non è più solo: un volto di ragazza ridente emerge dall’erba. Una certa idea di felicità – fragile se non impossibile, perché la idilliaca scena ha luogo in tempo di guerra, e uno è croato e l’altra serba. Nei Balcani del 1991, gli uomini si sono armati e attendono sotto un sole di piombo che il conflitto cominci. Se il tempo acconsente di sospendere per un attimo il suo corso, è per permettere allo spettatore di innamorarsi di questi due begli amanti di finzione e di appassionarsi alla loro sorte. Li si ritroverà altre due volte a dieci anni d’intervallo. Nel 2001 e nel 2011, non portano lo stesso nome, né vivono la stessa storia, ma sono gli stessi attori ed è la stessa coppia, nel senso in cui lo sono tutte le giovani coppie. Premio della Giuria nella sezione Un Certain Regard a Cannes l’anno scorso, il film è una coproduzione di tre nazioni – Croazia, Serbia, Slovenia – i cui rappresentanti non tanto tempo fa si ammazzavano l’un l’altro. Già questo fatto è una delle buone notizie di un piccolo grande film. La prima storia si svolge appunto all’inizio del conflitto nei Balcani. Ivan e Jelena sono due adolescenti che si amano ingenuamente anche se, essendo di nazionalità diverse, tutto intorno a loro, a partire dalle rispettive famiglie, si oppone al loro sentimento. L’odio riuscirà a separarli? L’odio e la sua miglior compagna, la rabbia, quella che acceca e fa commettere l’irreparabile, marchiano i tre racconti. Al termine del conflitto armato, Natasha e sua madre tornano a vivere nella casa di famiglia devastata. Ante, che non è della medesima nazionalità, si occuperà dei lavori di ricostruzione. Dapprima indifferente a Natasha, ne subirà infine il fascino? La terza storia racconta il ritorno di Luka nel suo villaggio natale per una festa che si vorrebbe interetnica e riappacificante. Rivedrà la sua antica fiamma, Mare, che ha avuto un bambino da lui prima che se ne andasse in città, ma la riconciliazione è possibile? La regia di Matanic è sobria e intelligente. Le tre coppie di innamorati sono interpretate dallo stesso duo di attori, il che assicura un legame simbolico tra i tre racconti che supera l’aneddoto e il dato epocale. Il regista ci mostra un mondo che potrebbe anche essere il nostro, in cui i paesaggi sono magnifici, ma che è stato corrotto dalla stupidità e ferocia delle diverse etnie in guerra tra loro. Una guerra che, nel film, non è mai mostrata in modo diretto. La percepiamo nei dettagli, nei dialoghi e, talvolta, nel razzismo che alligna ovunque. Nell’assurdità di questa guerra, di ogni guerra, prima, durante e dopo il conflitto armato, l’amore non ha niente di perfetto. Non è sempre pulito e innocente. Può anche diventare violento e vendicatore. Ma esiste, non si può cancellarlo. Oltre ogni etnia. Questo fatto, da solo, secondo il regista, lascia aperta la porta a ogni possibilità. Ai bambini e al futuro.