Circuito Cinema - Filmstudio 7B

ASecondChance

Second Chance

(En chance til)
(id, Danimarca ) di Susanne Bier 104'

L’ufficiale di polizia Andreas e sua moglie hanno appena avuto un bambino e vivono apparentemente felici in una bellissima casa. Un giorno Andreas è chiamato con un collega a intervenire nell’appartamento di una coppia di drogati, il cui bambino di pochi mesi giace trascurato nella sporcizia. Andreas ne è sconvolto e, quando tutto comincia ad andare storto a casa sua, prende una decisione difficile. Inizia come un thriller (la classica coppia di poliziotti in azione) e si trasforma ben presto in un durissimo dilemma morale, come è nelle corde della regista premio Oscar per In un mondo migliore. Nel film succede di tutto: incidenti familiari, madri fuori di testa, padri che cercano di risolvere i problemi e riescono solo a peggiorarli, scambi di neonati, suicidi. Insomma, un dramma in piena regola che una volta di più mette in questione la supposta “normalità” della socialdemocrazia nordica. Forse il sistema funziona, ma a quale prezzo per gli individui? E per la coppia? La risposta della Bier non è certo consolante. Come non lo è, anzi, rispetto all’istituzione del matrimonio, per lei luogo della massima difficoltà a conciliare gli opposti, fragilissima cortina a fronte del mondo là fuori, sempre soggetta a lacerarsi o spezzarsi. Un male necessario, si potrebbe dire. I matrimoni dei film della Bier vengono sempre, a un certo punto, colpiti e (quasi) affondati da qualche perdita: il marito, la moglie, un figlio… L’elaborazione del lutto può essere molto difficile. Per rimanere agli ultimi suoi film, ricordiamo la vedovanza di Sarah dopo la scomparsa del marito in Afghanistan (poi riapparirà) in Non desiderare la donna d’altri (2004), la perdita del padre putativo e la scoperta di una paternità sconosciuta in Dopo il matrimonio (2006), , l’altra vedovanza rimpiazzata da un tossico di Noi due sconosciuti (2007), il figlio che sfugge al controllo del padre in In un mondo migliore (2011)…I dilemmi morali contenuti nei film della Bier possono riguardare, ad esempio, il desiderio di mantenere in vita il ricordo di chi è scomparso; il senso della vita di fronte alla morte; l’altruismo in un mondo menefreghista; i cattivi che si rivelano buoni e viceversa. I temi sono quelli dei limiti della giustizia e della vendetta, del sentimento di fronte alla durezza del mondo out there, della necessità di non farsi travolgere dalla violenza del mondo contemporaneo. La struttura di riferimento è il melodramma più o meno turgido, più o meno sentimentale, messo in scena attraverso un dispositivo drammaturgico che tiene sempre desta l’attenzione dello spettatore, a costo anche di continue giravolte nel plot (da questo punto di vista, A Second Chance è un libro di testo). Un melodramma che prevede, sempre, una qualche forma di redenzione finale, in cui il protagonista trova una riconciliazione con se stesso, una sofferta pacificazione o una più o meno ipocrita autogiustificazione a fronte sia dei troubles che provengono dall’interno sia da quelli che provengono dall’esterno del matrimonio.

Alberto Morsiani

 

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