Circuito Cinema - Filmstudio 7B

ritorno a l avana

Ritorno a L'Avana

(Retour a Ithaque)
(id, Francia ) di Laurent Cantet 90'

L’inizio in medias res ci proietta su una terrazza al mare, il sole che sta tramontando, quattro persone sui sessanta che sfogliano un catalogo di Tapies, parlano dei vecchi tempi andati, del mitico con la Harley, di Margherita la culona, rievocano concerti, dissertano dei Beatles, del castrismo, del lavoro nei campi di cui viene rammentata “la puzza della canna da zucchero”. A questo punto si capisce che siamo a Cuba, all’Havana, e che gli abitanti della terrazza sono persone non proprio in buoni termini con il regime. Più tardi giunge anche Eddy, il quinto del gruppo. Erano tutti, chi più chi meno, artisti, poeti, sognatori: un sistema e una ideologia soffocante ne hanno storpiato i percorsi, rattrappito le illusioni, spento le risorse. Si sono ritrovati ora sul terrazzo per festeggiare uno di loro, Amadeo, di ritorno da un esilio di sedici anni. Amadeo è stato in Spagna, dove ha fatto vita grama, ha smesso del tutto di scrivere. Si è lasciato alle spalle Angela, la sua ragazza, poi morta, e di questo viene accusato da Tania, la donna del quintetto. Tania, che vive dei soldi che le mandano i figli da Miami. Anche Eddy prende la sua parte: lo accusano di essere un corrotto, di aver approfittato del regime. Il black del gruppo, che per ideale ha combattuto in Angola, è pure lui un fallito, la moglie lo ha mollato per un italiano vecchio e ricco. La tensione sale a tratti. Rimpianti e accuse si alternano. Si fa sera, ma i nostri non smettono per questo di chiacchierare, ingollando dosi robuste di rum, ascoltando “California Dreaming”, citando Vargas Llosa... Pian piano, scopriamo altri altarini, alcuni nobili, altri meno: tradimenti, denunce, boicottaggi. Un universo triste solitario y final svelato dalle parole, implacabili come macigni. La forza della parola: del resto, Cantet, che da un po’ si è innamorato di Cuba, è soprattutto un poeta visivo della parola, lo è sempre stato: Risorse umane, A tempo pieno, Verso il Sud, La classe e gli altri suoi film sono lì a dimostrarlo. Come nel capolavoro La classe, che vinse la Palma d’Oro a Cannes, Cantet costruisce un film corale, frammenta la vita dei suoi personaggi senza preoccuparsi troppo della coerenza e successione temporale, piuttosto mettendo in evidenza alcuni nodi problematici, sforzandosi sempre di restituire la complessità e lo spessore delle cose . Là non si usciva mai dai muri della scuola, qui non si esce mai dal perimetro della terrazza: ma Cantet riesce a far sentire quello che succede “fuori”, o che è successo: il sogno tradito della rivoluzione ai Caraibi, l’oppressione fisica e psicologica, lo smarrimento degli ideali, il soffocamento dei talenti, le scelte di vita dolenti e dolorose. Il tutto tradotto benissimo nella grammatica dei sentimenti. In fondo, giusto o sbagliato non esistono. Esiste solo la felicità, l’amore, la lealtà ritrovata in un convivio all’aperto di gente che certamente ha perso, ma si è sforzata di barare il meno possibile, lo stretto indispensabile. Risorse umane, appunto, sempre e comunque, le uniche a contare davvero.

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