Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Riparare i viventi 2016 Quillevere 01

Riparare i viventi

(Réparer les vivants)
(id, Francia ) di Katell Quillévéré 97'

IN SOSTITUZIONE DELL'INDISPONIBILE "LA BUONA USCITA"

In un film che si può trovare ancor oggi sui nostri schermi, Il medico di campagna, il protagonista afferma che a lui e ai suoi colleghi tocca il compito di riparare i corpi dei pazienti. Più medicina e chirurgia fanno passi avanti, in fondo, più l’osservazione è esatta; e ora dà il titolo a un film: Riparare i viventi, lo stesso del libro di Maylis De Kerangal da cui è tratto. Al centro c’è un trapianto di cuore, filtrato e narrativizzato attraverso alcuni personaggi emblematici. Simon, un adolescente amante dello sport, è rimasto vittima di un incidente stradale al ritorno da una giornata di surf sulle coste della Normandia. Al ragazzo, attaccato alle macchine dell’ospedale di Le Havre, viene diagnosticata la morte cerebrale e tocca a un giovane medico, Thomas, far accettare ai genitori affranti l’idea che i suoi organi possano salvare altre vite. Intanto, a Parigi, c’è una donna di nome Claire la cui esistenza è appesa a un filo per una malattia cardiaca. A un certo punto il film fa convergere le due linee narrative e lo spettatore assiste – come in un suspenser – alle azioni coordinate dei medici: espiantare il cuore di Simon, trasportarlo a destinazione in tempi brevissimi, trapiantarlo a Claire. Da poco tempo, soprattutto grazie e film di produzione francese (il citato Medico di campagna, questo, 150 milligrammi), il cinema si è deciso a dare più spazio a soggetti riguardanti la medicina; e, cosa ancor più insolita, a raccontare le storie anche dal punto di vista degli operatori sanitari. Ciò è valso a rinnovare il filone, in passato spesso viziato da toni eccessivamente melodrammatici, unendo ai personaggi dei pazienti e relative famiglie quelli di operatori sanitari credibili: non ritratti in “santini” né mostrati quali esseri freddi e insensibili, ma umanizzati come prima non accadeva quasi mai. Qui i medici del pronto soccorso in cui giunge lo sfortunato Simon, l’infermiera Jeanne, la chirurga che opera Claire e il suo più stretto collaboratore formano un gruppo cui lo spettatore, se necessario, si affiderebbe volentieri come paziente. E il risultato è tanto più notevole perché la fluida regia di Katell Quillévéré, che indulge a qualche magniloquenza nelle scene dell’oceano, diventa particolarmente sobria e misurata – invece – in quelle che riguardano gli atti chirurgici, girate con uno stile quasi documentaristico.

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