Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Ricomincio da noi 1

Ricomincio da noi

(Finding your feet)
(id, Gran Bretagna ) di Richard Loncraine 111'

Il titolo originale, Finding Your Feet, ha il doppio significato di “rimettersi in piedi” ed anche quello di “mettersi al passo” nel ballo. Chi deve “rimettersi in piedi”, in questa tipica agrodolce commedia british, è la protagonista, Sandra, che, abituata a una vita conformista di agi e comodità all’ombra del marito famoso, scopre all’improvviso che lui la tradisce con la migliore amica. Un classico del genere: la signora ormai anzianotta che viene scaricata e non sa più cosa fare, se non andare a stare dalla sorella lontana Elizabeth che naturalmente è l’opposto esatto di lei. “Rimettersi in piedi” diventerà appunto un “mettersi al passo”: Sandra è costretta a lasciare le grottesche scarpe dai tacchi alti su cui se ne sta impettita a godersi un fasullo piedistallo sociale, sostituendole con le scarpette da ballo, perché, altro classico, è proprio attraverso il corso di ballo comunitario, organizzato dalla sorella, che potrà avvenire un ricongiungimento con la “vita vera”. Il tutto avviene, naturalmente, per gradi: all’inizio, capitata in un luogo per lei alieno, lontano dai fasti della città, Sandra è molto diffidente a lasciarsi andare, si crogiola nel proprio dolore e nel proprio orgoglio ferito. Pian piano Bif, come è soprannominata Elizabeth, riesce a farla uscire dal guscio e a lanciarla sulla pista da ballo, complice un maturo spasimante, Charlie, che ha i problemi suoi con una moglie gravemente malata. La malattia è il nucleo del film: malattia fisica, ma anche malattia dell’anima, laddove un personaggio ha una sofferenza esistenziale e deve “guarire” riscoprendo il gusto della vita. Malattia sembra essere anche la vecchiaia (è un film sul “coming of age” in età matura), come nel film precedente di Loncraine, Ruth & Alex, in cui Diane Keaton e Morgan Freeman, coniugi anziani e acciaccati di Brooklyn, devono trasferirsi di palazzo, e la cura per questa malattia inevitabile, sembra volerci dire il film, è la riscoperta della libertà di scelta. Condizionata dal marito, sottomessa per decenni alle priorità di lui, Sandra è finalmente allo scoperto, senza più protezioni, e non può più rimandare la necessità di scegliere in autonomia il proprio futuro. Senza più scarpe, a piedi nudi. Il veterano (1946) Richard Loncraine non è un regista che ci possa più sorprendere: il suo stile di regia espressivo molto sottolineato e psicologicamente carico ci è ben noto, dai tempi de Il missionario (1982), brillante commedia che metteva alla berlina il puritanesimo inglese, senza scordare le atmosfere morbose di Le due facce del male con Sting e, soprattutto, l’ottimo Riccardo III (1995) adattamento in chiave antinazista del capolavoro shakespeariano, ed anche I due presidenti (2010) sulla relazione tra Tony Blair e Bill Clinton. Di nuovo, in Ricomincio da noi Loncraine carica molto le psicologie dei personaggi (la sottomessa Sandra, l’esplosiva Elizabeth, il cupo e malinconico Charlie, la maliarda Jackie: sua la battuta migliore del film, riferita al divorzio dal quinto marito “per le differenze religiose”: “Lui credeva di essere Dio e io non ero d’accordo”). Naturalmente, tutti gli interpreti sono ampiamente all’altezza della situazione.

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