Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Quasi nemici 3

Quasi nemici - L'importante è avere ragione

(Le Brio)
(id, Belgio/Francia ) di Yvan Attal 95'

Neïla Salah (Camélia Jordana) è un’universitaria originaria della banlieu parigina, con il sogno nel cassetto di diventare un’affermata avvocatessa. Al suo primo giorno di corsi, la ragazza arriva sfortunatamente in ritardo a lezione, subendo un duro attacco da parte del Professor Pierre Mazard (Daniel Auteuil), noto in facoltà per il suo atteggiamento provocatorio e offensivo nei confronti delle minoranze etniche. L’accaduto solleva immediatamente un’ondata di sdegno sui social, costringendo il Preside della facoltà a prendere provvedimenti: per evitare il licenziamento, Mazard dovrà preparare Neïla per un’imminente gara di eloquenza, in cui rappresenterà l’istituto. In tempi dominati dal pregiudizio e dalla diffidenza verso il prossimo, con Quasi nemici Yvan Attal mette in scena una commedia acuta e brillante, che con irriverenza e intelligenza affronta temi difficili e importanti come l’integrazione, il razzismo e lo scontro fra classi. Il canovaccio su cui è incentrato il film, ovvero due persone che si detestano a vicenda costrette a convivere e rivedere le proprie posizioni, non è certamente inedito, ma Attal (che ricordiamo come attore in Munich e The Interpreter) è abile a dare vita a un duello verbale e psicologico che affonda le sue radici nell’intolleranza e nel classismo, ma che con la forza della cultura, del dialogo e della reciproca comprensione apre le menti dei protagonisti, portandoli a vivere un rapporto sempre più umano e rispettoso. Giovane e irrequieta ragazza di origini islamiche contro un professore snob e borghese, che non ha remore a colpire dove fa più male il prossimo per metterlo in soggezione: una miscela esplosiva che Attal (insieme agli altri tre sceneggiatori Victor Saint Macary, Yaël Langmann e Noé Debré) maneggia con grande equilibrio, sfruttandola per aspri scontri verbali che non sfociano mai nel farsesco, ma mantengono invece costantemente una propria funzione all’interno del racconto. Ma i pregi di Quasi nemici non finiscono qui. Ciò che stupisce maggiormente di quest’opera è il piccolo miracolo con cui riesce a rendere mai banale o artificioso un racconto basato sulla retorica come arte di affermazione sul prossimo, mantenendo invece stabilmente un solido legame con la società francese e con i suoi divari sempre troppo ampi fra culture, classi e religioni. Sarebbe delittuoso non citare le formidabili performance dei due protagonisti di Quasi nemici, ovvero il monumento vivente del cinema francese Daniel Auteuil e la sempre più brava Camélia Jordana, che conferma le ottime impressioni suscitate in Due sotto il burqa. I due interpreti si caricano letteralmente il film sulle spalle, rendendo ogni sguardo speciale, ogni parola un messaggio ben preciso e ogni piccolo gesto una goccia di umanità che si fa strada fra l’astio e la diffidenza. A differenza di ciò che ci troviamo troppo spesso di fronte nel cinema contemporaneo, ovvero personaggi bidimensionali, immutati e fermi sulle proprie posizioni per tutta la durata del film, i protagonisti di Le Brio cambiano sotto i nostri occhi, maturando (nel caso di Neïla) e mostrando il loro lato più tenero (nel caso del Professor Mazard) ma soprattutto compiendo un arco narrativo degno di questo nome.

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