Circuito Cinema - Filmstudio 7B

paura non abbiamo 1

Paura non abbiamo

(Paura non abbiamo)
(id, Italia ) di Andrea Bacci 69'

EVENTO SPECIALE! - INGRESSO PER TUTTI 4 €

Bologna, 8 marzo 1955. Anna e Angela furono arrestate davanti alla fabbrica Ducati per aver distribuito la mimosa in occasione della Giornata Internazionale della Donna e condannate a un mese di reclusione da scontare nel carcere di San Giovanni in Monte, oggi sede del dipartimento di Storia dell’Università. Sessant’anni dopo, San Giovanni in Monte è il luogo deputato a riportare alla luce le storie delle migliaia di persone che negli anni Cinquanta vennero ingiustamente licenziate dalle fabbriche a causa dell’affiliazione a organizzazioni politiche e sindacali della sinistra. Nel pieno della guerra fredda e della violenta repressione perpetrata dalla polizia nei confronti del movimento operaio durante scioperi e manifestazioni, persino un innocuo fiore come la mimosa veniva considerato un simbolo sovversivo, sinonimo della lotta per l’emancipazione femminile.

NOTE DI REGIA

Partendo dalla storia di Anna e Angela, Paura non abbiamo narra l’Italia degli anni Cinquanta attraverso le lotte per i diritti delle donne e del lavoro, la repressione poliziesca nei confronti dei lavoratori, i racconti dei prigionieri politici. Il film è al tempo stesso un documentario storico e un film carcerario in assenza, nel quale il carcere è presente unicamente come luogo simbolico della memoria. All’epoca, Bologna è la roccaforte comunista in Italia e come tale rappresenta una minaccia all’ordine costituito della Guerra Fredda. Le tensioni tra governo centrale e amministrazione comunale, sfociano in una vera e propria repressione poliziesca volta a contenere comportamenti non allineati con il pensiero dominante. Il documentario racconta una delle epoche più controverse dello scenario politico italiano e internazionale, attraverso le testimonianze dei prigionieri politici incarcerati nel carcere di San Giovanni in Monte, oggi Dipartimento di Storia dell’Università, e attraverso la voce degli storici che, a sessant’anni di distanza, lavorano all’interno di quelle stesse celle per riportare alla luce le storie dimenticate delle migliaia di persone che negli anni Cinquanta lottarono per i propri diritti e per quelli delle generazioni future. Le vere protagoniste del film sono le donne, impegnate nella difesa dei propri diritti di lavoratrici e cittadine, interpreti di quell’anomalia bolognese che le vedeva impiegate nell’industria metalmeccanica alpari degli uomini, contrariamente agli stereotipi prevalenti. Si è scelto di utilizzare esclusivamente fotografie come materiali d’archivio, perché più emblematiche e puntuali rispetto ai filmati coevi nel raccontare le vicende narrate; inoltre, cristallizzando l’attimo documentato durante lo scatto, contribuiscono a sottolineare la continuità spaziale dei luoghi della memoria, rimasti architettonicamente immutati ma completamente rifunzionalizzati. Stilisticamente, alle carrellate virtuali delle fotografie del passato fanno eco le carrellate negli ambienti al presente, indagati con tale minuziosità da renderli veri e propri personaggi.