Circuito Cinema - Filmstudio 7B

NO I 1

NO - I giorni dell'arcobaleno

(NO)
(id, Cile ) di Pablo Larraìn 110'

Nello straordinario Tony Manero (2008), Pablo Larrain metteva in parallelo la dittatura di Pinochet con la follia e lo squallore dei suoi personaggi, in particolare il protagonista mediocre ometto che vuol  vincere a ogni costo un concorso televisivo per imitatori di John Travolta: tutti vittime di un “sogno americano” in formato esportazione, privi di morale e ideali, subiscono apatici la repressione, e in qualche caso ne approfittano. Nell’agghiacciante Post Mortem (2010), Larrain affrontava di petto il tema delle scelte personali di fronte ai grandi fatti della Storia: il protagonista, arido e cinico impiegato all’obitorio, non prova emozioni davanti ai morti del golpe, cadavere di Allende compreso. L’umorismo nero del trentasettenne regista di Santiago ritorna in questo No, che sembra concludere un’ideale trilogia sulla dittatura cilena: è, dei tre, il suo film più creativo e umoristico, vincitore del Cicae Award al Festival di Cannes e arrivato a un passo dall’Oscar, selezionato nella cinquina del miglior film straniero. Racconta, a modo suo, la fine della dittatura. Cile, 1988: pressato dalla comunità internazionale, Pinochet è costretto a indire un referendum per chiedere al popolo cileno di prolungare di altri otto anni il suo potere. Per evitare un altro decennio di dittatura, il fronte del “no” affida la campagna d’opinione al giovane e ambizioso pubblicitario René Saavedra: le scarse risorse a disposizione e la sorveglianza della polizia non impediranno a lui e ai suoi collaboratori di progettare la geniale strategia comunicativa che li porterà alla vittoria, assecondando la voglia di libertà di un’intera nazione. L’intuizione di Saavedra fu quella di non insistere sul passato, il dolore, le ingiustizie e i crimini subiti, ma proporre al popolo l’alternativa di un futuro diverso fatto di gioia e speranza. No è quello che si suole definire un “fake documentary”: Larrain e i suoi collaboratori hanno deciso di girare ricorrendo allo stesso formato di ripresa utilizzato, ai tempi, per il materiale d’archivio. Di conseguenza, hanno ottenuto immagini identiche a quelle risalenti agli anni Ottanta in modo che lo spettatore potesse godere di questi rari filmati senza rendersi conto di cosa appartenesse all’epoca e cosa invece fosse stato girato per il film. Seguendo questo procedimento, grazie a una telecamera Igekami del 1983, hanno nascosto il ricorso al materiale d’archivio, creando un’ininterrotta combinazione di tempo, spazio e immagini. Il risultato è fuori dal comune: ci si trova elettrizzati, immersi nell’atmosfera del tempo, e ci si scopre tifosi di una squadra contro l’altra, molto più forte e ricca, ma ormai tagliata fuori, senza rendersene ancora conto, dalle correnti profonde della Storia. Saavedra è, per così dire, l’occasionale levatrice della ri-nascita della democrazia in Cile. Non è apatico o connivente, lui, come i precedenti antieroi dei film di Larrain: però, curiosamente, si comporta più da bravo professionista neutro della propaganda che da partigiano politico. E’ forse proprio per questo che ha le idee giuste per vincere.

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