Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Marina

Marina

(Id.)
(id, Belgio ) di Stijn Coninx 120'

Rocco Granata ha pochi anni e il sogno di suonare la fisarmonica come suo padre, che ha deciso di abbandonare la musica e la Calabria per le miniere del Belgio e un futuro migliore. Due anni dopo Salvatore, ottenuti i permessi per la famiglia, la riunisce in una baracca e in un paese ostile con gli stranieri. Ma Rocco non impiegherà molto a padroneggiare il fiammingo e a farsi amare da una ragazzina bionda, che ha un debole per gli italiani e la canzone melodica. Gli anni passano e Rocco non dimentica quell'amore, che adesso vuole stupire con la sua voce. Con i soldi risparmiati col lavoro di meccanico si compra una Stradella e mette insieme una band con cui esibirsi e comporre finalmente la sua musica. La sua ostinazione e la sua partecipazione a un concorso canoro irritano però Salvatore, che lo biasima esortandolo a trovarsi un mestiere. Al contrario, la madre incoraggia quel sogno, preservando il figlio dalle miniere e da una vita già scritta. Ma caparbietà e talento troveranno la strada del palcoscenico e del successo. Inciso il primo disco e 'vinto' il cuore della sua 'Marina', Rocco riscatterà il suo nome e il proprio Paese. Marina è un film classico, didascalico nel suo delineare un percorso esemplare di formazione, che cerca e trova un personaggio vero il cui ruolo non si esaurisce dentro lo schermo. Perché Rocco Granata diventa necessario anche fuori dal cinema, nella vita che dopo il film torna a fare i conti con l' 'esilio' e con chi scopre che la terra promessa è molto diversa da come l'aveva immaginata. Ispirato alla biografia di Rocco Granata, cantante italiano naturalizzato belga, e nominato col titolo della sua canzone più celebre, Marina è un drammone strappalacrime che parla al cuore. Se la performance di Luigi Lo Cascio è in levare, sorvegliatissima è l'interpretazione di Donatella Finocchiaro, madre malinconica del Rocco di Matteo Simoni, che aggredisce il melodramma con piglio moderno e asciutto. Talento rivelato, Simoni incarna il coraggio e la determinazione di un sogno realizzato altrove, in una terra promessa che gli italiani negli anni Cinquanta contribuirono a costruire estraendo il carbone dalle sue viscere e respirando polveri nocive. Stijn Coninx, che rivela una felice predisposizione per il genere, realizza una storia in grado di commuovere la platea con robusti interpreti e con i giusti sacrifici che il melodramma richiede. Tra canzoni e colpi di scena, il film è popolato da personaggi che soffrono perché vittime di ingiustizie o perché schiacciate da un destino predestinato. Le vicende di Rocco e della sua famiglia sono imperniate sulla verità della vita quotidiana, sulla verità cercata nella concretezza della loro esistenza. Il regista belga è bravo a regalare al pubblico quello che ama di più vedere: la conclusione felice e la speranza in un mondo migliore. Marina, attraverso il melodramma, affronta il tema della migrazione, intrattenendo e squadernando davanti ai nostri occhi lo spettacolo dell'iperbole, emozioni ingigantite che danno voce agli scacchi affettivi e ai conflitti non riconciliabili. L'enfasi, come una canzone, diventa valvola di sfogo per far parlare il dolore e la perdita, la sconfitta e la risalita, vincendo la diffidenza e trovando il proprio posto nel mondo.

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