Circuito Cinema - Filmstudio 7B

leviathan v7 25722

Leviathan

(Id.)
(id, Russia ) di Andrey Zvyagintsev 140'

PREMIO PER LA MIGLIOR SCENEGGIATURA AL FESTIVAL DI CANNES 2014

GOLDEN GLOBE 2015 COME MIGLIOR FILM STRANIERO

CANDIDATO ALL'OSCAR 2015 COME MIGLIOR FILM STRANIERO

Kolia vive con la giovane moglie Lilya e il figlio Roma, avuto da un precedente matrimonio, in una piccola città nel nord della Russia, sul Mare di Barents, dove gestisce un'autofficina. Vadim Cheleviat, il sindaco della città, propone a Kolia di vendergli il terreno, la casa e l'officina, ma l'uomo non sopporta l'idea di perdere tutto ciò che possiede; non solo la terra, ma anche la bellezza che lo circonda fin dalla nascita. Al rifiuto di Kolia, Vadim Cheleviat diventa più aggressivo... La potenza del film di Zvyagintsev origina da un'inedita congiunzione: se nei personaggi del sindaco e dei suoi scherani ricorda una storia di mafia degli anni 70, Leviathan si eleva però a una dimensione metafisica, alludendo al silenzio di Dio, al peccato originale, all'imperscrutabilità del destino umano; il tutto senza esprimere una morale: un punto di vista morale, semmai, ma di integrale pessimismo. Erede di una lunga stirpe di perseguitati dall'ingiustizia (il regista pensava anche al Michael Kohlhaas di von Kleist), Kolia è un moderno Giobbe su cui le sventure si abbattono tutte in una volta (l'esproprio, il tradimento delle persone più care, la perdita della libertà) senza un motivo apparente. Roba che neppure nella letteratura più amara sullo strapotere oppressivo della burocrazia zarista. Fa paura questa Russia odierna, rappresentata con le tinte fosche del totalitarismo che schiaccia la gente senza appello; ridicolizzata in un potere che include globalmente politici, polizia e giudici; impregnata da un sistema di favoritismi, prebende e interessi privati (problema, come ognun sa, non solo russo...) a fronte del quale l'individuo può solo soccombere. Con l'aggiunta, se non bastasse, di una sequenza in cui il regista mostra la restaurata influenza del clero ortodosso, epurato al tempo del comunismo e che oggi è tornato a partecipare al banchetto dei potenti. E qui al film va riconosciuto un pregevole valore aggiunto. Per definizione risulta tanto più facile parteggiare per le vittime, quanto più queste risultano simpatiche. Non è proprio il caso di Kolia, un uomo umorale, sanguigno e violento che fatica assai a sedurci; e col quale, tuttavia, non possiamo non essere solidali. Mentre la natura, immobile e solenne, assiste nella più completa indifferenza al suo dramma e lui (è un motivo tragicomico ricorrente per tutto il film) si sbronza a morte di vodka assieme ad amici i quali, per festeggiare un giorno di vacanza, organizzano un barbecue condito da un'allegra gara di tiro a segno con fucili e kalashnikov.

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