Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Le Ardenne

Le Ardenne - Oltre i confini dell'amore

(D'Ardennen)
(id, Belgio ) di Robin Pront 92'

Un uomo riemerge da una piscina, in una villetta bassa di un quartiere residenziale. La sua faccia è deformata dalla calza che indossa e che lo identifica subito come un ladro nell’atto di compiere un furto. Il primo di una serie di topos che accompagnano questo thriller. È inverno, lo si nota dal vapore che sale dalla piscina e dai vestiti pesanti indossati. Il colore predominante è un grigio monocorde. Inizia così Le Ardenne, opera prima del belga Robin Pront; un thriller scarnificato, un dramma in apnea al ritmo di musica elettronica - nella seconda parte - e dello squallore di vite ai margini nella prima. Le atmosfere ricordano le Fiandre tutt’altro che da cartolina raccontate in Bullhead di Michael R. Roskam, qui in veste di produttore. L’ispirazione viene da una pièce teatrale di Jeroen Perceval, uomo con la calza dell’inizio, oltre che spalla di Matthias Schoenaerts in Bullhead. Il tema al centro del film è antico almeno quanto Caino e Abele: il rapporto di lealtà fra due fratelli, per di più alle prese con una donna di cui entrambi sono innamorati. Sì, perché l’uomo con la calza (Dave) riesce a uscire dalla piscina e scappare insieme a una donna, autista per la rapina. Non altrettanto fortunato è il fratello Kenny, fidanzato della fanciulla, che viene arrestato e rimane in prigione per alcuni anni. Qui interviene il primo snodo della vicenda, la prima pennellata di Pront sul rigoroso, seppur malato, sistema di valori che questi personaggi condividono. Altro archetipo del cinema noir, anche se in questo caso il bivio della prigione crea una voragine nel rapporto fra i due; non solo perché Dave nel frattempo si è fidanzato con l’amata del fratello, ma anche perché sogna solo di tenersi uno squallido lavoro in autolavaggio e una vita normale, con una donna e un bambino in arrivo e una felpa del Milan dell’epoca d’oro degli olandesi ben allacciata sotto il mento. Il non detto fra i due fratelli complica il reinserimento nella vita reale di Kenny e i sogni della neo coppia, come è facile immaginare. Pront ci accompagna nello squallore delle marginalità dei dintorni di Anversa. Ma il suo immaginario lo conduce verso le dolci montagne del titolo, nel sud del Paese, che per lui rappresentano una sorta di variazione locale del Midwest del cinema americano. Si nota il suo amore per i fratelli Coen, di Fargo ritroviamo le atmosfere, con tanto di Peter Stormare belga che affetta corpi umani, anche se a mancare del tutto è l’ironia, che permette ai film dei fratelli del Minnesota di andare in profondità, stratificando oltre una superficie in cui invece Pront sembra perdersi un po’. Ogni tanto prova ad accennare qualche dialogo à la Tarantino, come una fugace disputa su chi sia il più grande belga di sempre, il mitico ciclista Eddie Merckx o Jean-Claude Van Damme, ma viene presto interrotta da una scazzottata. Come dire, ci prova anche a ironizzare, ma senza troppa convinzione, quello che conta qui è il labirinto senza uscita in cui si trovano i due fratelli, il loro tendere fra lealtà e tradimento. Inutile lasciare casa, avventurarsi verso le idealizzate Ardenne, la via di fuga non può che passare per un regolamento dei conti in sospeso fra i due fratelli, definitivo. A questo punto Pront alza il volume della musica, abbassa le luci della notte e ci conduce verso una parte finale appassionante e in fondo sorprendente.