Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Linsulto

L'Insulto

(L'Insulte)
(id, Libano/Francia ) di Ziad Doueiri 113'
14/12/2017 - 21
15/12/2017 - 21
16/12/2017 - 18.30 -21
17/12/2017 - 18.30 -21

Il regista de L’Insulto, proposto con grande successo critico in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, ha dichiarato che il film gli è stato ispirato da un incidente accadutogli qualche anno or sono: un’uscita verbale infelice in un momento di nervosismo. Cosa accade difatti all’inizio del film? Alcuni operai, nell’odierna Beirut, mentre stanno restaurando la facciata di una palazzina sistemano una grondaia difettosa che lascia cadere acqua sui passanti in strada. Il padrone di casa però non apprezza l’intervento, e parte così una diatriba che man mano degenera. In questo modo, invece di fare la pace, un insulto spinto agli estremi (con scazzottata e due costole rotte) porta in tribunale il manovale Toni, un libanese di fede cristiana, e Yasser, un livoroso profugo palestinese. Tra ferite nascoste e rivelazioni traumatiche, il circo mediatico che accompagna il caso porrà il Libano di fronte a una serie di disordini sociali che obbligheranno Toni e Yasser a riconsiderare la loro vita e i loro pregiudizi. Il regista Ziad Doueiri, nato a Beirut nel 1963, è cresciuto negli anni della guerra civile (terminata nel 1990), ma si è poi trasferito a studiare negli Stati Uniti. Laureatosi in cinema alla San Diego State University, e dopo aver lavorato a Los Angeles come aiuto regista e cameraman (è stato operatore di macchina in Pulp Fiction di Quentin Tarantino), nel 1998 ha scritto e diretto il suo primo lungometraggio, West Beirouth, premiato a livello internazionale, tra l’altro al festival di Toronto. Da allora, i suoi film, tra cui Lila dit ça, passato al Sundance, e The Attack, menzione speciale a San Sebastian, sono stati selezionati e premiati in tutto il mondo. Ne L’insulto, forse il suo capolavoro, traspare l’immagine del Libano come paese molto complesso, pieno di contraddizioni e di passione; le storie che questo e gli altri suoi film raccontano evocano, invariabilmente, tanto il passato quanto il presente del Paese. In particolare, L’insulto è un grande film sulla giustizia (la seconda parte, in pratica, appartiene al filone del film processuale). La giustizia: è ciò che sia Toni che Yasser cercano, convinti ciascuno di avere la ragione dalla propria parte. In effetti, entrambi hanno in parte ragione, e in parte torto. In verità, la ricerca della giustizia, che rischia di trasformarsi in una crisi nazionale, è anche una ricerca di dignità, dignità per le persone e per un Paese che ha sofferto orribili ferite dalla storia. Il film è sfumato, colorato, drammatizzato da un ottimo copione (di Doueiri e della sua compagna Joelle Touma), che si muove con abilità tra il momento privato e quello pubblico. Gran trovata è quella di fare dei due avvocati rivali un padre e una figlia, che non possono non portarsi in aula dell’altro: qualcosa che va al di là degli “atti”, esattamente come il conflitto tra Toni e Yasser, al di là delle contumelie, nasconde una sofferenza privata e collettiva che scaturisce da una situazione sociale, politica e religiosa sempre sul punto di esplodere. Una miccia sotterranea fatta di rabbia e umiliazione.

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