Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Il padre dItalia

Il padre d'Italia


(id, Italia ) di Fabio Mollo 93'

Diciamo subito una  cosa. Che Il padre d’Italia è l’ennesima dimostrazione del fatto che quanto di più interessante, stimolante, curioso, nuovo nel cinema italiano odierno non proviene dal flusso della commedia. Purtroppo. Dispiace, perché la commedia non solo continua a costituire, e semmai costituisce quantitativamente sempre di più, la principale massa critica della nostra produzione; ma anche perché è una forma di espressione che è radicata profondamente nel dna del cinema italiano. Ma gli spunti di maggior interesse non provengono da lì. Il problema semmai è che riescano a farsi strada fino al pubblico e che il pubblico li riconosca. Il padre d’Italia, a voler mettere la materia trattata sul tavolo e inventariarla, mette un sacco di carne al fuoco, con un ventaglio di temi tutti maiuscoli: omosessualità, paternità e maternità, maturità, condizione di giovani uomini e donne, sentimento del futuro e della costruzione. Ma nel film non troverete un’esposizione di temi. Troverete due personaggi. Un uomo e una donna coetanei, su per giù trentenni. Non una narrazione lineare, tantomeno pedantemente esplicativa, ma molti salti che evitano il superfluo e conservano l’essenziale. Poche pennellate sicure. Paolo è un solitario, metodico e ordinato. Lavora presso un grande centro commerciale tipo Ikea. In una città del nord. Mia viene dal profondo sud, forse è una cantante ma più probabilmente non combina niente, è capricciosa e caotica, ed è incinta al sesto mese. Paolo si è dolorosamente lasciato con il suo partner. Nessuno ci spiega come e perché i due fanno conoscenza in un locale gay, dove Paolo è andato a cercare il compagno che lo ha lasciato. Fatto sta che Mia gli si impone. Con una montagna di vaghezze e bugie. Ma la cosa imprevista e imprevedibile è che, progressivamente, Paolo si lascia tirare dentro. Prima la ricovera, poi accetta di accompagnarla verso mete improbabili, infine si spinge insieme a lei on the road lungo lo Stivale in un viaggio che culmina in Calabria, presso la famiglia di Mia. Intanto la gravidanza avanza. Le loro storie sono speculari. E questo conterà. Paolo è stato abbandonato ed è cresciuto in orfanotrofio. Mia fugge da tutto e non ha la più pallida idea o coscienza della maternità. Paolo non rinnega il proprio orientamento sessuale, anche se tra i due qualcosa è scattato, ma capisce e sente il richiamo della paternità. Della maturità, delle scelte, delle responsabilità e della loro bellezza, del salto in avanti e del quaderno che non può mantenere in eterno i suoi fogli in bianco perché è triste continuare per sempre a travestirsi da adolescenti. Comunque nascerà Italia, e avrà un padre. Isabella Ragonese (Mia) parte svantaggiata con l’onere, che sorregge con molto onore, di un ruolo più visto e convenzionale, oltre che segnato dalla negatività di tutti i possibili velleitarismi generazionali. Luca Marinelli (Paolo) si avvantaggia al contrario di un personaggio più inusuale, più imprevedibile. E in ogni caso si conferma tra gli interpreti di maggior spessore della sua età nel panorama italiano: un mix originale tra la bonomia popolaresca romana di Valerio Mastandrea e il lampo di follia di Elio Germano, e in mezzo si fa strada inattesa un’irresistibile tenerezza. Il regista è Fabio Mollo, che governa con sapienza i suoi personaggi e i suoi interpreti, qui al suo secondo film di lungometraggio. Una bella sorpresa.

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