Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Il mio Godard 2

Il mio Godard

(Le Redoutable)
(id, Francia ) di Michel Hazanavicius 102'

Dal Concorso del Festival di Cannes arriva in sala il film del regista Premio Oscar per The Artist, Michel Hazanavicius, che in qualche maniera torna alle origini del suo successo, mettendo nuovamente in scena un ibrido fra la parodia e l’omaggio affezionato. Un film davvero divertente, quest’ultimo, che in barba a qualunque sacralità cinefila, smonta e rimonta, sviscerandolo perfettamente, il personaggio di Jean-Luc Godard e riportando alla mente, per chi l’ha molto amato, tutta la sua ironia, il suo intelletto brillante e debordante, il suo essere rivoluzionario in maniera ostentata, inesauribile, e molto spesso davvero molesta. La storia comincia nel 1967, quando Godard è il regista più adorato della sua generazione: un genio ribelle reduce dalle riprese de La cinese, con Anne Wiazemsky, donna più giovane di vent’anni di cui si innamora e che sposa. Sono i tempi del massimo impegno politico, in prima linea con gli studenti e gli operai nelle sassaiole del maggio parigino. L’artista impegnato si sporca le mani, rinnega l’icona pubblica, non disdegna qualche molotov da tirare sulla polizia, prendendosi una breve vacanza in Costa Azzurra solo per forzare la cancellazione, insieme a Truffaut, Lelouch e altri colleghi, dell’edizione 1968 del Festival di Cannes. Godard liquida tutto il cinema come borghese inginocchiamento al capitale dei grandi produttori, rinnega anche i suoi capolavori, come Fino all’ultimo respiro e Il disprezzo, finendo per insultare tutto e tutti, incluso il suo amico Bernardo Bertolucci. L’unica soluzione per lui è imporsi il collettivismo decisionale, applicando il maoismo alle troupe cinematografiche attraverso l’esperienza produttiva del gruppo Dziga Vertov. Anche il suo film, La cinese, lo deprime; accolto male dai critici e persino dall’ambasciata cinese, sembra piacere solo a qualche fondamentalista marxista leninista, ma in fondo tutti lo fermano per citargli i film del suo passato più narrativo e “tradizionale”. “Quando tornerà a fare film come quelli?”, gli chiede un militante in marcia con lui per le vie di Parigi… Inseguendo gli umili e gli operai, Godard si preoccupa di rendersi sempre meno comprensibile da loro, rifugiandosi nell’eremo dell’ermetismo ostico e della sperimentazione rivoluzionaria, mentre il suo matrimonio naufraga inesorabilmente. Il film diverte, è dissacrante, resta giustamente in superficie, senza spingere troppo in basso la figura di Jean-Luc,  e ritraendolo come un “maschio medio” che cerca una donna oggetto spacciandola per musa, ma che invece non problematizza la propria personalità debordante e il suo rapporto idiosincratico con la società. Il ritratto di un autarchico insomma, che come spirito ricorda parecchio il primo Nanni Moretti, ma che qui, al di là di ogni logica, vorrebbe calarsi nella comunità, pur restando inesorabilmente se stesso. Gli adoratori del Grande Svizzero reagiranno malissimo, troveranno risibili gli omaggi formali “godardiani” e gli occhiolini autoreferenziali al pubblico: “Sono solo un attore pessimo che interpreta Godard”, ma chi di Godard rispetta invece lo spirito e l’evoluzione del suo pensiero, vedrà con gioia riprodursi, in maniera metacinematografica, quella frattura nella comunicazione dell’occidente capitalista, della quale con grande lungimiranza lui fu protagonista.

coming soon

  • enrico rava 1
  • The Square 3
  • ImNotYourNegro
  • Michelangelo