Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Il medico di campagna 2016 movie Still 1

Il medico di campagna

(Médecin de campagne)
(id, Francia ) di Thomas Lilti 102'

Il film è racchiuso tra una risonanza magnetica (infausta) e una radioterapia (fausta). In mezzo, l’itinerario di redenzione fisica e spirituale insieme di un medico di campagna, Jean-Pierre, assai amato dai suoi pazienti e ad essi affezionato in modo quasi morboso. Il fatto è che il protagonista, per seguire la professione di Ippocrate a cui ha dedicato tutte le proprie energie e attenzioni, ha finito per trascurare se stesso e la famiglia, ex-moglie e figlio lontani. La malattia che lo attacca dunque, in termini simbolici, appare quasi come un contrappasso, o una salvezza possibile. Per combatterla, Jean-Pierre deve finalmente fermarsi un attimo, riflettere, accettare accanto a sé la presenza dell’Altro (sotto le fattezze di Nathalie, ex-infermiera da poco laureata, che lui è costretto a “subire” come aiutante), mettere in conto magari di nuovo l’innamoramento. Parallelamente a  questo itinerario salvifico individuale (il medico che, ammalandosi, “guarisce”), il film colloca però un secondo livello, più oggettivo e generale. E’ infatti, anche, una disincantata descrizione della perdita di contatto tra la medicina e la gente, tra un servizio pubblico penalizzato e i suoi fruitori dispersi nel territorio. Nella prima parte del film, Jean-Pierre, che vediamo portare le sue cure di notte o sotto la pioggia, sempre e comunque gentile e dedicato, sembra quasi un Don Chisciotte di provincia che lotta da solo per portare conforto alle persone sperdute nei casolari. Un conforto non solo fisico, ma spesso anche spirituale: offre consigli di ogni tipo, psicologico, occupazionale. E’ una sorta di angelo custode delle anime indebolite ed emarginate dal neocapitalismo, vittime dei processi economici che degradano le periferie, che abbandonano dietro di sé “chi non ce la fa”. Un idealista, certo, attaccato alla madre così come ai suoi pazienti che lui vive come estensioni di se stesso (ed è questo, insieme, il suo peccato e la sua virtù maggiore). Un personaggio alla Moliére, una variante del “Misantropo”, pienamente francese, tra commedia e tragedia, tra ridicolo e commozione. Giocoforza che un uomo del genere si ribelli alla presenza di Nathalie accanto a sé: da un lato, la vede come possibile minaccia al suo rapporto esclusivo coi pazienti; dall’altro, come possibile minaccia sessuale alla sua scelta isolazionista nel privato di uomo. Un mix di gelosia e desiderio represso, dunque; è l’evolversi di questo rapporto di odio e amore che rappresenta la linfa vitale di un film ben scritto in ogni sua virgola, per nulla retorico o melenso (il rischio c’era eccome), che indugia volentieri sugli ambienti rustici (le stalle, i casolari, gli ambulatori medici, il salone del ballo country, il minuscolo municipio), sui piccoli incidenti (l’aggressione delle oche, il ciclista investito, l’emergenza al campo nomadi), sui personaggi minori (il novantaduenne che vuole morire in casa sua, il ciccione col mal di testa, il picchiatello, il sindaco maneggione), che cerca di unire il particolare al generale, il dettaglio allo sguardo d’insieme, che pian piano stende il proprio punto di vista umanista su ogni cosa. Finendo per concordare involontariamente con quanto a un certo punto dice Jean-Pierre: la natura è barbarie, e noi lottiamo contro la barbarie. Giusto, ma anche la civiltà può essere altrettanto barbara.

coming soon

  • Linfanzia di un capo
  • Assalto al cielo
  • A casa nostra