Circuito Cinema - Filmstudio 7B

MArx 7b 3

Il giovane Karl Marx

(Le jeune Karl Marx)
(id, Francia/Germania/Belgio ) di Raoul Peck 112'

È davvero impossibile non cogliere la grande attualità di un film come Il giovane Karl Marx e, allo stesso modo, la sua capacità di non trattare il materiale che racconta come l’esito di una storia passata. Andando incontro, in fondo, proprio a un’interpretazione anti-idealista della storia e assecondando così una prospettiva che è alla base del materialismo storico marxista. E il film di Raoul Peck – concepito negli stessi mesi in cui si celebrava il venticinquesimo anniversario della caduta del muro di Berlino e in uscita in tutto il mondo nel 2017, cioè quando s'è celebrata la ricorrenza dei cento anni esatti dalla Rivoluzione d’ottobre – affronta tanto la questione biografica della giovinezza di Marx, quanto la profondità del suo pensiero, senza mai spingere sul tasto della retorica, ma cercando di rendere attuale il racconto. Il film è incentrato sul rapporto fra Marx e Engels a partire dal loro primo incontro, nei primi anni ’40 dell’Ottocento, fino al 1848 momento in cui i due – allora rispettivamente ventinovenne e ventisettenne – terminano la stesura del Manifesto del Partito Comunista e ne iniziano a promuovere la diffusione. Con una sensibilità che sembra maturata da un cineasta caparbiamente e orgogliosamente comunista come Robert Guédiguian, qui produttore (fra gli altri), Peck riesce a entrare con grande efficacia nell’intimità della vita familiare di entrambi i protagonisti, evitando di cadere nella trappola del biopic agiografico di stile televisivo e mantenendo invece uno sguardo carico di rigore ma allo stesso tempo interiore, emotivo. E invece che evocare la (facile) sensazione che la Storia, in quell’inverno del 1848, fosse lì ad aspettarli o che l’impeto teorico dei due avesse l’afflato della predestinazione, ci mostra la sofferenza fisica e psicologica dello studio e dello scontro con la struttura teorica dei pensatori con cui si confrontano. Oltre alla caparbia convinzione – poi confermata dagli avvenimenti – che lo “spettro” comunista potesse infestare l’Europa in modo molto più corrosivo delle altre dottrine politiche con le quali condivideva le istanze. Se un crescendo emotivo esiste in Il giovane Karl Marx, è infatti calibrato sulla costruzione, lenta, sofferta e carsica di un pensiero che è in grado di farsi linguaggio, e che dalle pagine dei libri arriva – mai come prima – fin dentro le fabbriche, per le strade. Che di rivoluzionario ha non solo la novità e l’irruenza, ma anche la capacità di avvicinare, aggregare e mettere insieme i destini di un intero continente senza che lingue e storie diverse e precedenti ideologie riescano a respingerlo. Predicando un’idea di unione destinata a cambiare le cose e che oggi, cento anni dopo la Rivoluzione d’ottobre e centottanta dopo la pubblicazione del Manifesto, quello stesso continente sembra voler a tutti costi contraddire.

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