Circuito Cinema - Filmstudio 7B

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Il figlio dell'altra

(Il figlio dell'altra)
(id, Francia ) di Lorraine Lévy 105'

 “IL MIO FILM dice che la donna rappresenta il futuro dell’uomo e che quando le donne si alleano possono spingere gli uomini ad essere migliori”. Attenta allo specifico femminile, Lorraine Lévy si definisce una francese “ebrea atea” che, non essendo né israeliana né palestinese, non ha provato imbarazzo a lavorare su una storia che tanto metteva in campo rispetto al tormentato dialogo tra due popolazioni da sempre antagoniste. Per questo ha accettato la sfida di dirigere un film dalla sceneggiatura tratta dal soggetto originale di Noam Fitoussi. Una storia che, con evidenza, risuonava nella sua sensibilità di donna, moglie e madre come il racconto esemplare di un diverso che, improvvisamente, scopre essere parte del proprio mondo, anzi, della propria “carne”. Ed è la donna, per sua natura, “la creatura deputata all’accoglienza e alla generazione della vita, sempre e comunque”. Terzo lungometraggio della cineasta, sorella dello scrittore Marc Lévy, Il figlio dell’altra si pone dunque come un’emozionante indagine nel triplice e concentrico tentativo di comunicazione: tra due popoli nemici, tra due famiglie, e all’interno di ciascuno dei due nuclei. La vicenda sviluppa le conseguenze della scoperta dello scambio compiuto dagli infermieri nel reparto maternità alla nascita di due bambini maschi. Il paradosso vuole che il piccolo partorito da una famiglia palestinese sia finito nelle braccia di una coppia franco-israeliana e viceversa. Due universi distanziati da una piccola ma gigantesca Striscia, invalicabile. Almeno dal punto di vista palestinese. Ed infatti, per agevolare l’incipit di un racconto “in movimento”, la storia vuole che la scoperta dell’errore avvenga da parte di Orith (Emmanuelle Devos) e Alon (Pascal Elbé) quando il loro Joseph deve sostenere la visita di idoneità per il servizio militare nello Stato di Israele: il suo Dna non corrisponde a quello dei genitori. Una volta chiarito il problema, starà alle due famiglie affrontare il dramma, naturalmente filtrato e totalmente gestito dalle mamme a cui spetta anche il compito di far accettare ai rispettivi mariti che “il nemico si può amare, perché può essere tuo figlio”. Vincere le ritrosie, superare i rancori, lavorare sul senso dei legami di sangue laddove sembrano contraddire l’appartenenza religiosa, culturale e politica. Affrontando questi ed altri temi, Il figlio dell’altra ambisce ad ergersi a emblema di ogni forma di superamento, laddove l’orgoglio umano può costituire il principale ostacolo al dialogo. Non a caso è sul rigore dell’apparente incompatibilità “tra popoli” che si generano i conflitti, mentre è chiaro come essi siano di natura economica. Strutturalmente, l’operazione è condotta per parallelismi: entrambe “le parti” sono osservate senza giudizio ma esclusivamente attraverso lo sguardo del vero obiettivo, la comprensione umana. Per questo il film, narrativamente lineare e punteggiato da un sobrio uso del cine-linguaggio, ha il pregio di allontanarsi da facili scivoloni retorici e ricattatori.

Anna Maria Pasetti

 

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