Circuito Cinema - Filmstudio 7B

HUPPERT per sito2

Il condominio dei cuori infranti

(Asphalte)
(id, Francia ) di Samuel Benchetrit 100'

Nella periferia anonima di una grande città, alcuni condomini affrontano come possono le difficoltà della vita. Sembra niente ma, sorpresa!, quasi tutto seduce in questa commedia molto parlata, letteraria, lontana da ogni verosimiglianza, ma viva e tenera come nessuna. La solitudine è il punto di partenza di tutti i personaggi, ciascuna delle tre storie evoca la nascita di un legame umano, affettivo.
C’è l’astronauta americano atterrato per caso sul tetto dell’edificio, poi costretto, su ordine della Nasa, a nascondersi per due giorni nell’appartamento di una dei condomini, una deliziosa vecchia signora di origine maghrebina. Lei si affretta a prestare all’intruso la maglietta da football e altri indumenti del figlio in prigione. E a preparargli il couscous. Per quanto assurda sia la situazione, e impossibile il dialogo, i due attori, i grandiosi Michael Pitt e la sconosciuta Tassadit Mandi, compongono un buffo e commovente elogio della dolcezza.
In un altro episodio, un’attrice ormai dimenticata degli anni ’80 arriva nel palazzo con il suo carico di vecchi VHS e di tristezza esistenziale, e fa la conoscenza del suo vicino di pianerottolo, un adolescente ripiegato su se stesso: in questo racconto, Benchetrit esorcizza delicatamente una propria ferita famigliare. L’adolescente alla ricerca di una madre non è altri infatti che il figlio del regista e di Marie Trintignant. Isabelle Huppert, che ha girato “Un affare di donne” con l’attrice scomparsa nel 2003, è la vicina malinconica. E’ lei che porta il lutto nella finzione: di un uomo, ma anche dell’idea che ha di se stessa. Flirtando con finezza, anche qui, con il documentario, Benchetrit filma la Huppert mentre si confronta con le immagini del suo debutto sullo schermo ne “La merlettaia”. Un magnifico equilibrio si instaura tra la sottile crudeltà del dialogo tra due generazioni distanti, i tocchi di umorismo e l’emozione che sottende il faccia a faccia.
Gustave Kervern e Valeria Bruni Tedeschi sono, loro, burleschi, patetici, stilizzati come in un cartone animato; lei è un’infermiera di notte, lui sta su una sedia a rotelle. Si fa passare per un fotografo a colpi di finti lavori, messi assieme alla svelta, perché lei si interessi a lui, la corteggia imitando Clint Eastwood in “I ponti di Madison County”. Kervern apporta sempre nei film che interpreta, meglio di chiunque altro, un meraviglioso “nonsense” lunare, e la Tedeschi ritrova una sua grazia nell’umiltà, con quella sigaretta che le pende dalle labbra nel retro del cortile di un ospedale.
Una volta tanto, la banlieue non è sinonimo di violenza e di odio nel cinema francese. La gamma dei rapporti umani va dal vicinato anonimo alla compassione umana, nevrotica o intrusiva che sia. Al di là del realismo, che il film rifiuta a priori, una verità benevola emana da questo ritratto di gruppo in disequilibrio, carico di un calore umano raro.

Alberto Morsiani

 

 

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