Circuito Cinema - Filmstudio 7B

asghar

Il cliente

(Forushande)
(id, Iran ) di Asghar Farhadi 125'

PALMA D'ORO MIGLIOR SCENEGGIATURA E PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE (SHAHAB HOSSEINI) AL 69° FESTIVAL DI CANNES (2016) - CANDIDATO AL GOLDEN GLOBE 2017 COME MIGLIOR FILM STRANIERO

Il cinema di Asghar Farhadi, già premio Oscar per Una separazione (2011) e di nuovo in corsa quest’anno, dopo i premi a Cannes, per questo magnetico, quasi hitchcockiano Il cliente, ha sempre al suo centro una complessa riflessione sull’idea di “verità”, accompagnata da una analisi lucidissima sui rapporti uomo-donna e sui limiti della legalità in un paese come l’Iran. La forza dei suoi film deriva soprattutto da una sceneggiatura di ferro (scritta dallo stesso regista) che ad ogni scena illumina e “spiega” sempre un po’ di più la situazione che si viene creando (e ingarbugliando), un percorso di svelamento e di approfondimento che si riallaccia alla lezione di grandi maestri  (il Luigi Pirandello di “Sei personaggi in cerca d’autore”, il Kieslowski del Decalogo, il Kurosawa di Rashomon) ma la supera per tensione e lucidità narrativa. Ogni battuta, ogni gesto dei personaggi dei suoi film ha una sua necessità logica, così come la lenta ma inesorabile progressione degli avvenimenti, che sembra dipendere talvolta da un Caso bizzarro e dispettoso (in Una separazione, per uno spintone sulle scale, Razieh abortisce e Nader rischia il carcere; in Il cliente, Emad ritarda il rientro a casa e Rana, credendo che si tratti del marito, schiude la porta al suo aggressore). Come in Kieslowski, il Caso sembra regolare le mosse dei personaggi; come in Kieslowski però, e come suggerisce il grande filosofo romantico Novalis (“Il Fato è l’inerzia del nostro spirito”), c’è una grande responsabilità nostra di umani nel determinare le svolte del Caso, al punto che pian piano si affaccia, nel film, l’ennesimo dilemma etico riguardante uno dei personaggi. In Una separazione, Nader deve decidere se curare il padre malato o seguire la moglie all’estero. Ne Il cliente, il laico e progressista Emad, marito e attore, decide di “farsi giustizia da solo” di colui che sembra aver insidiato sua moglie. Il quesito è: può un uomo decidere del destino del prossimo? E’ giusto che un’offesa sia ripagata da un’altra offesa? Farhadi sceglie un “delitto” basato in realtà su uno stupido equivoco per “testare” la propensione di un uomo alla vendetta personale. Insomma, non si tratta di Caso e tantomeno di Dio (in Una separazione si studiava proprio il peso della religione nel comportamento delle persone), ma del progetto etico del  singolo individuo: ogni cosa che ci succede è questione dell’uomo. In un paese così intriso di religione come l’Iran, il cinema di Farhadi ci si propone come il più aperto possibile a una visione totalmente laica dell’esistenza. Al suo centro, anche, la riflessione sulla “differenza”, di classe e di sesso. Ci troviamo, soprattutto, l’analisi quasi scientifica del livello di “sincerità” e di “onestà” delle persone (parecchi personaggi del film mentono sapendo di mentire o per occultare aspetti scabrosi del proprio comportamento): come in Rashomon e in Pirandello, ognuno difende la verità che appare ai suoi occhi, ma forse non a quella degli altri. Il bello è che ognuno, in effetti, ha una sua piccola parte di ragione.

D'ORO MIGLIOR SCENEGGIATURA E PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE (SHAPALMA D'ORO MIGLIOR SCENEGGIATURA E PER LA MIGLIOR INTERPRETAZIONE MASCHILE (SHAHAB HOSSEINI) AL 69° FESTIVAL DI CANNES (20

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