Circuito Cinema - Filmstudio 7B

ciudadano

Il cittadino illustre

(El ciudadano ilustre)
(id, Argentina ) di Gastón Duprat, Mariano Cohn 118'

Nell’incipit di questo magnifico film presentato in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia, Coppa Volpi per il miglior attore e candidato all’Oscar per l’Argentina, lo scrittore  Daniel Mantovani ritira il premio Nobel a Stoccolma, ma, a sorpresa, il suo discorso di accettazione suona in parte autocritico. I suoi romanzi ritraggono la vita di Salas, il paesino in cui è cresciuto e dove non è mai più tornato da quando era ragazzo. Passano cinque anni. Mantovani vive stabilmente in Europa, ma all’improvviso gli arriva un invito dal paese natio per ritirare un premio, la medaglia per il Cittadino Illustre. Decide di accettare. Stacco. Lo vediamo ora percorrere una stradina di campagna, forare una gomma. L’autista non ha ruota di scorta, il cellulare non prende. Si sono persi nel nulla. L’attitudine autoironica di Mantovani emerge quando si pulisce il sedere con una pagina del suo libro. Seguono autostop, albergo basico, passeggiata per il paese, incontro in Comune, cerimonia di consegna della cittadinanza, l’abbraccio con i vecchi amici di gioventù, e, immancabile, il ritrovamento dell’antica morosa ancora bellissima che ha sposato il suo migliore amico. Fin qui, tutto abbastanza clichè: il viaggio nello spazio che diventa viaggio nel tempo e, soprattutto, un viaggio nel cuore stesso della scrittura, nella fonte della sua ispirazione. A partire da qui, invece, il film subisce una sterzata inattesa. Piuttosto che le affinità, emergono le assolute differenze che trasformano rapidamente lo scrittore in un elemento estraneo e di disturbo per la vita del paese. L’accoglienza inizialmente calorosa dei compaesani lascia il posto a invidie, risentimenti, controversie, fino a delineare due visioni incompatibili del mondo. Il tutto però condotto con un umorismo graffiante. Come nell’episodio tragicomico del concorso di pittura locale, in cui Mantovani è quasi obbligato a far vincere un’opera orrenda che ha sul retro la pubblicità di un erbicida. Il concorso è il detonatore del dramma, ironicamente se vogliamo, dato che rappresenta un po’ il parallelo straccione e il rovescio grottesco del premio Nobel dato a Mantovani (premio, tra parentesi, mai concesso nella realtà a un argentino, neppure a Jorge Luis Borges). Improvvisamente, emergono nel paesaggio spento del paese maggiorenti isterici, giovani minacciosi, ninfette provocanti, scagnozzi pericolosi, disabili petulanti. Ogni personaggio, ogni situazione sembra ora congiurare contro lo scrittore, minarne l’autocontrollo e addirittura l’incolumità fisica: l’inaugurazione di un suo busto nella piazza, la caccia al cinghiale con il migliore amico diventato  il peggiore nemico. Un finale di suprema ambiguità conclude un film in cui si dibattono temi assai contemporanei: il rapporto tra realtà e finzione letteraria, il punto di vista esterno e critico di un intellettuale vissuto lontano dal suo paese e la sua capacità o meno di interpretarlo correttamente, la presa in giro del nazionalismo e del provincialismo argentino. Per questo scrittore cosmopolita lo stile di vita tranquillo e l’esaltazione degli usi locali propri del suo paese natale sottintendono una società che rifiuta ogni idea di progresso e si rifugia nell’orgoglio municipalistico. Ma il film non è tenero neppure con lo scrittore, che sfrutta le sue radici senza dare nulla in cambio se non ironia e malcelato disprezzo.

coming soon

  • Linsulto
  • raffaello il principe delle arti orizzontale 1864x1137