Circuito Cinema - Filmstudio 7B

el campo

Il Campo

(El Campo)
(id, Argentina/Italia/Francia ) di Hernán Belón 85'

 

Santiago ed Elisa si trasferiscono con la figlioletta in una casa sperduta 
nella campagna di Buenos Aires. La casa in rovina, la solitudine e una 
serie di rumori e avvenimenti sospetti portano, Elisa prima e Santiago 
poi, a far emergere tutti i non detti della loro relazione… La campagna 
è per Santiago nuova opportunità, amore per la natura, sede del suo 
nuovo progetto, silenzio che induce alla pace, mentre per Elisa rappresenta l’assenza di opportunità, la prigionia nel suo ruolo di moglie e 
madre, la paura dell’ignoto, l’assenza di collegamenti con il mondo e 
con la vita stessa. Folgorante esordio alla regia del 42enne argentino 
Belon. In concorso a Venezia 2011.

Chi non ama la vita agreste e pensa come Oscar Wilde che la campagna sia solo un posto dove svolazzano uccelli crudi, condividerà le angosce di Elisa, protagonista del film argentino El campo, in concorso alla Settimana della Critica di Venezia 2011. Trasferitasi col marito Santiago e la piccola figlia Matilda in una vecchia e isolata casa di campagna, la giovane donna comincia subito ad avvertire una strana inquietudine, che si trasforma presto in paranoia. Non sappiamo perché la famiglia abbia deciso di lasciare la città, né se sia mossa da problemi economici, ma sicuramente il cambiamento radicale di vita sembra essere voluto più che altro da Santiago, che si dimostra subito entusiasta della nuova situazione, nonostante gli evidenti disagi. Elisa si sforza di adattarsi ma troppe cose sconosciute la spaventano, spesso senza ragione: i rumori notturni, una vicina troppo invadente, la casa cupa e decadente. Progressivamente l’umore di Elisa si fa instabile, i nervi fragili, i pensieri sempre più ossessivi mentre Santiago, a suo agio nella natura, non comprende le paure della moglie. L’armonia della coppia, che all’inizio sembrava solida e anche molto appassionata, inizia così a sfaldarsi e rivelare le differenze profonde fra i desideri e le aspettative dei coniugi. Nella solitudine del luogo il confronto con se stessi è inevitabile e nel silenzio le insoddisfazioni nascoste dietro una routine affollata di impegni vengono a galla. Elisa è costretta a fare i conti con un nodo irrisolto che viene da lontano e forse ha a che fare col ruolo di moglie e madre, sconvolgendo l’equilibrio di coppia, non si sa con quali conseguenze. Il finale è aperto, con la famiglia in viaggio verso una nuova destinazione, e speculare all’inizio, quando i tre arrivano alla casa sotto una pioggia torrenziale: notturno l’arrivo, diurna la partenza, sotto una luce incerta come dopo l’attraversamento di un tunnel. Il regista Hernán Belón, documentarista alla sua prima opera di finzione, sceglie la donna come termometro sensibile agli umori della natura, per raccontare il disagio contemporaneo di fronte allo spazio vuoto, che in modo ancestrale ci ricorda la nostra vulnerabilità e la possibilità della morte. Il dramma psicologico di Elisa, animale braccato dai suoi stessi fantasmi, diventa quindi – nella lettura di Belón – un thriller “alla Repulsion”, dove sono descritti con indubbia abilità i meccanismi di un’ossessione. Il congegno sembra anzi fin troppo studiato attraverso i vuoti narrativi e i lunghi silenzi che restituiscono la visione disturbata della donna, e la conclusione un po’ a tesi, con l’accettazione dei saggi consigli dell’anziana vicina e la nuova consapevolezza del ruolo di madre. Giocando efficacemente su nebbie, crepe e polveri, e virando la fotografia verso le tonalità grigio-scure, il regista argentino riesce a restituire la dimensione più oscura e spaventosa dei tormenti amorosi di Elisa, restituendo uno sguardo originale su di un matrimonio alla deriva.

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