Circuito Cinema - Filmstudio 7B

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I Figli della mezzanotte

(Midnight's children)
(id, India ) di Deepa Mehta 146'

Tratto da quello che è considerato il romanzo capolavoro dello scrittore Salman Rushdie coinvolto nella produzione anche in qualità di sceneggiatore, I figli della mezzanotte segna il ritorno alla regia dell’indiana canadese Deepa Metha, qualche anno dopo la felice conclusione della cosiddetta “Trilogia degli elementi” costituita da Fire, Earth, Water e dopo il meno fortunato Heaven on Earth. Una produzione dalla vocazione marcatamente epica, in cui la vicenda di due bambini scambiati nella culla alla nascita si confonde anche metaforicamente con la storia dell’indipendenza dell’India, nata anch’essa allo scoccare della mezzanotte tra il 14 e il 15 agosto 1947. Visivamente notevole, dal punto di vista fotografico come della ricostruzione storica, I figli della mezzanotte segue la vita del protagonista da prima della sua venuta al mondo, in un racconto in prima persona che sin da subito ha il sapore della favola orientale, ricca di colpi di scena e animata da un afflato poetico quasi misticheggiante, che sconfina spesso nella magia e nel sogno. Mosso da un forte senso dell’umorismo e dalla consapevolezza della necessità di accettare il proprio destino, il film dimostra tutto il talento di Deepa Metha nel padroneggiare un racconto intimo che ha la grandezza e la forza di un epos, in cui la Storia travolge le singole esistenze in un crescendo drammatico di sorprese, coincidenze, felicità, ma anche, inevitabilmente, di indicibili dolori pubblici e privati. Una narrazione fatta di violenza e remissione, di speranza e amore, di felicità e passione in una concatenazione turbinosa di eventi che ha non poche analogie con le dinamiche narrative alla base di storie collettive come Heimat o La meglio gioventù. Un film importante e impetuoso che, paradossalmente, a causa dell’incedere veloce di personaggi e situazioni non riesce a coinvolgere in pieno lo spettatore sul piano emotivo, impedendogli di cogliere e assimilare fino in fondo le emozioni e le passioni che scuotono i protagonisti. La potenza e la sensualità di certe immagini - un seno nudo visto attraverso l'oblò ritagliato in un lenzuolo, un neonato intoccabile abbandonato su un telo sporco, un primo piano mefistofelico di Indira Ghandi - confermano il talento registico di un'autrice che non ha paura di piazzare la cinepresa in medias res, privando se stessa, e gli spettatori, di filtri emotivi di fronte alla vitalità di un paese fatto di contrasti e contraddizioni, oltre che di grande bellezza. I frequenti excursus nel realismo magico, legati alle apparizioni dei figli della mezzanotte che turbano i sogni ad occhi aperti di Saleem, spingono la narrazione ancora più sopra le righe, restituendo un quadro di forte impatto.

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