Circuito Cinema - Filmstudio 7B

gloria 2

Gloria

(Gloria)
(id, Cile/Spagna ) di Sebastian Lelio 104'

ORSO D’ARGENTO MIGLIOR ATTRICE FESTIVAL DI BERLINO 2013

Sul podio dei migliori film in competizione di Berlino 2013, la protagonista Paulina Garcia ha vinto - a buona ragione - il premio come miglior attrice. Un film bellissimo, con la capacità di raccontare tanto senza ricorrere a fiumi di immagini ridondanti, senza quella retorica esasperata da melodramma hollywoodiano. Ancora una volta, culture un po’ più lontane e che siamo meno abituati a vedere al cinema ci fanno da maestre. Gloria (Paulina Garcia) è una donna cilena di 58 anni, divorziata e presa dal tentativo di non abbassare la saracinesca sulla propria vita. Tutti i suoi figli hanno ormai lasciato casa, alle prese con le rispettive famiglie, e a Gloria non resta altro che cercare un nuovo compagno. Batte senza sosta le feste per single ultraquarantenni, generalmente portatrici solo di un vuoto abissale. Un giorno però il segno si rovescia: incontra Rodolfo (Sergio Hernandez), un simpatico ometto pacato. Sessantacinque anni, ex ufficiale di marina, sembra essere nella stessa condizione di Gloria: un divorzio alle spalle, due figlie che pensano solo a chiedere e mai a dare, tanta voglia di donare affetto inappagato. Da una semplice notte di lussuria comincia a crearsi una storia, ma anomalie e venature serpeggiano onnipresenti: se Rodolfo è strano, talvolta scompare e sembra nascondere qualcosa, Gloria ha anche da fare con vicini di casa particolarmente molesti e figli che sente sempre più distanti. C’è chi si sposa, chi si trasferisce in Svezia, c’è l’ex marito in agguato, ci sono gli alti e bassi al lavoro. C’è un micio ossuto e non particolarmente bello che finisce per infiltrarsi sempre in clandestinità in casa della donna, e ci metterà le radici. C’è hashish, tanto hashish che inebria le preoccupazioni e la tragica, spaventosa, isolata e desolata condizione di Gloria. Una sirena di allarme che campeggia sulla vita di tanti individui di mezz’età, divorziati o meno, timorosi di essere costretti a un’inevitabile conclusione di routine. Il regista Lelio ha scritto il film col collega Gonzalo Maza, sviluppando un mondo in cui nulla è gratuito ed ogni singolo elemento è lo specchio dell’isolamento di Gloria. Non tanto il monolocale, quanto soprattutto il micio scheletrico e rachitico, bruttino e solo, sempre in cerca di ospitalità in casa della donna: il parallelismo tra la protagonista e il felino è evidente e di gran classe. Ma è nel gioco di riflessi con la famiglia, con un amante ambiguo e contraddittorio, con l’uso smodato di alcolici e droghe leggere, fino alle folli serate in casinò e ai risvegli in spiaggia, che il film mostra il suo meglio. Il parco giochi gestito ora da Rodolfo diventa così la grande allegoria del mondo della solitudine attempata e apparentemente senza via di fuga, in cui tutto è grottesco, dove tanti giochi e attrazioni, ideale simbolo di divertimento, sono abbandonati a se stessi e al logorio del tempo. Paulina Garcia, coraggiosa come il personaggio cucitole addosso da Lelio, con questa performance ha stravinto l'Orso d'argento. L'attrice si dimostra abilissima nel sostenere i primi piani insistiti del regista intento a esplorare ogni suo stato d'animo, ogni minimo cambiamento di umore, per mettere a nudo il suo corpo e la sua anima.

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