Circuito Cinema - Filmstudio 7B

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Fraulein - Una fiaba d'inverno


(id, Italia ) di Caterina Carone 93'

Nella vita di molti adulti ci sono periodi in cui, per i motivi più disparati (una delusione, un lutto, un abbandono) il mondo interiore si congela e l'emotività viene repressa sotto una corazza respingente, che tiene lontano il mondo. Questa chiusura diventa una seconda personalità, che non impedisce di interagire con gli altri nella quotidianità, ma non offre appigli a cui questi possano aggrapparsi. A volte però basta un piccolo evento o un incontro fortunato per sciogliere il mare di ghiaccio che ci circonda e riportarci la luce e il calore. È questa la situazione in cui si trova la protagonista di Fraulein - Una fiaba d'inverno, una ragazza invecchiata che nel paesino montano di confine in cui vive non ha più un nome – risponde solo al desueto appellativo di “signorina” - mantiene rapporti funzionali con poche persone che conosce da sempre, fa andare in malora il bell'albergo che ha visto giorni migliori e risponde in modo duro e sgarbato a chiunque cerchi di avvicinarla, affidando a delle ridicole cassette di meditazione la cura dell'ansia che la divora e a una gallina bianca di nome Marilyn (un richiamo alla femminilità che nega a se stessa) il compito di farle compagnia. Nel castello pieno di paccottiglia di questa regina prigioniera e scorbutica non capita un bel principe azzurro, ma un turista sessantenne che insiste per essere ospitato e non si ferma di fronte a nulla pur di ottenere il suo scopo. Uomo buffo e un po' infantile, il tenace Walter arriva nel bel mezzo di una tempesta geomagnetica, che oltre a oscurare i mezzi di comunicazione e a causare ripetuti blackout, crea un'atmosfera sospesa e inquieta. Maltrattato e respinto, anche in virtù della sua estraneità al luogo, resiste a tutto e finisce per fare breccia in una fortezza che ha per lui un significato particolare. È dall'incontro tra queste due anime sofferenti che reagiscono in modo diverso al dolore, che ha inizio il disgelo. Con questa commedia surreale e delicata Caterina Carone dimostra di possedere già la capacità - importante per un autore - di immaginare un mondo e dargli vita. Lo si vede anche nella cura riservata alle piccole parti di contorno, con personaggi così ben caratterizzati nella loro eccentricità da meritare uno spazio maggiore di quello che hanno. Più dei dialoghi, volutamente scarni, contano le intonazioni e i gesti che li accompagnano: prendere furtivamente una torta con le dita, versarsi il vino, cadere sul ghiaccio, spaccare la legna, cantare a squarciagola “Spaghetti a Detroit” o togliere rabbiosamente il cellophane dai mobili esprimono i sentimenti, le differenze, i pensieri e le dinamiche che si creano tra i protagonisti. Se la prima parte è più fluida e compatta nella costruzione e suscita la curiosità e l'attenzione dello spettatore, il piacere di assistere al gioco di due ottimi attori con un'innegabile alchimia e l'interesse per le sorti dei personaggi ci accompagnano senza sforzo fino all'epilogo.