Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Florida

Florida

(Floride)
(id, Francia ) di Philippe Le Guay 110'

Certe caratteristiche della demenza senile hanno una loro dimensione cinematografica. Proprio per essere a volte comiche, altre volte tragiche. Del resto sono anche i valori che appartengono alla commedia , quella di confine, ma assai specifica, col dramma. Termini che in qualche modo Philippe Le Guay - regista, sceneggiatore e attore parigino cinquantenne, conosciuto in Italia per Molière in biclicletta (2013), un po’ meno per Le donne del 6° piano (2011) – concreta in Florida, traendo spunto dalla pièce teatrale Le père di Florian Zeller, molto fortunata, premiata e rappresentata in Francia. Il titolo rimanda a un luogo della mente. Geografico sì, ma interiore ed astratto. La Florida, appunto. Dove il protagonista di questa storia, l’ottantenne Claude (Jean Rochefort), sa che vive una delle sue due figlie, la minore; e passa il tempo ad aspettarne il ritorno, col proposito alternativo di raggiungerla. Se non che la mente di Claude è traballante e non ricorda (forse non vuole ricordare) che quella figlia “americana” è morta nove anni prima in un incidente stradale;  e si trasformerebbe in autentica deriva del pensiero se ad accudire il papà non ci fosse l’altra figlia Carole (Sandrine Kiberlain), talmente dedita a lui da trascurare buona parte della propria vita, pure sentimentale. Il tempo di Claude trascorre così nella bella villa svizzera sulla riva del lago. Eliminando una badante dopo l’altra tra finte remissività, dispetti e presunzione d’autonomia, richiamando Carole - che si occupa dell’industria cartiera una volta paterna - ad una continua, affettuosa, paziente ma logorante assistenza. Però i segni della stravaganza e dell’incipiente follia dell’uomo sono ingravescenti e fanno lampeggiare pericoli, tanto che la ragazza, neppure più giovanissima, decide di sistemare suo padre in una lussuosa casa di riposo; dov’egli, sognando sempre il ritorno dell’altra figlia o il viaggio per andare a farle visita, sceglie la seconda opzione imbarcandosi su un aereo per la Florida. Alla volta di una Miami rivelatrice, metafisica e, sotto certi aspetti, magica. L’epilogo, che giustamente non va rivelato, è poetico e quieto,  vagamente malinconico ma non triste. Le Guay evoca Alain Resnais e non ha tutti i torti. Il gioco temporale attivato nel film in tre piani fra presente, flash-back effettivo e flash-forward  illusionistico, è raffinato, efficace e dinamico, confortato e agevolato da un montaggio funzionale. Si sorride spesso delle vacuità di Claude, che a volte si crogiola, beatamente inebetito, sulle sue stesse lacune; e altre volte deraglia clamorosamente dalla realtà, a tratti generando perfino il sospetto che lo faccia apposta. Con una sua speciale dimensione di vanità. Il viaggio nell’alienazione, in fondo, è allegro, a tratti crepuscolare, più di rado doloroso e allarmante sul precipizio della senilità mentale ancor prima che fisica. Traballante, ameno e a volte lugubre, Jean Rochefort dà vita ad uno splendido Claude, caracollante sulle sue molleggiatissime sneakers, ironico, perduto, assente, addirittura con soprassalti d’una sessualità ormai innocente, disarmata, obliata. Un po’ Beckett, un po’ Buzzati. Godot e i Tartari del Deserto. Con la vita che sfila via consumandosi nell’attesa.

coming soon

  • Linsulto
  • raffaello il principe delle arti orizzontale 1864x1137