Circuito Cinema - Filmstudio 7B

fino a qui tutto bene

FINO A QUI TUTTO BENE

(Id.)
(id, Italia ) di Roan Johnson 80'

Questa di sicuro non è “la storia di una società che mentre sta precipitando, si ripete per farsi coraggio: fino a qui tutto bene”, come recita l'ultima battuta del film L'odio, ironicamente omaggiato nel film di Roan Johnson. Niente è più lontano dalle banlieu parigine della placida Pisa, città dove l'Università gioca un ruolo centrale e la proporzione tra abitanti e studenti è tutta a vantaggio di questi ultimi. Il film doveva in effetti essere una specie di documentario sui giovani frequentatori dell'ateneo, commissionato dall'Università stessa all'ex docente del laboratorio di sceneggiatura della facoltà di Lettere, ora diventato regista. E' successo però che i materiali raccolti da Johnson nelle interviste erano così vivi e pulsanti da richiedere un racconto libero, costruito con spunti reali e invenzioni di sceneggiatura, da realizzarsi sull'onda dell'intuizione. Così infatti è stato: il film è nato in quattro e quattr'otto senza mediazioni e senza finanziamenti, chiamando a raccolta tecnici amici e un gruppo di giovani attori, alcuni dei quali avevano già partecipato al primo film di Johnson, I primi della lista. Durante la lavorazione, tutta in compartecipazione ai costi, i protagonisti hanno abitato realmente nella casa dove è girato il film, sperimentando una vera complicità da coinquilini e immergendosi nell'atmosfera del racconto. Ristrettezze produttive si sono così combinate al metodo di realizzazione in una felice “presa diretta” dell'ultima settimana di convivenza di 5 ventenni alla fine del loro corso di studi. Ognuno deve affrontare imminenti scelte di vita – andare all'estero per seguire la carriera, tenere un figlio non previsto – ma soprattutto deve affrontare la separazione dal gruppo, da quell'intimità così forte di una casa di studenti, fatta di lavandini intasati e pasti improvvisati. Sarà una settimana di scorribande esilaranti, di ricordi non sempre piacevoli e furibonde litigate, ma sempre con la consapevolezza di essere in un momento irripetibile della vita, da assaporare fino in fondo. Vitalità ed energia irrompono sullo schermo da quella che è stata evidentemente una urgenza espressiva e un'entusiasmante avventura produttiva. E' uno di quei film che si nutre di materia viva e dell'immediatezza fa una sua forza stilistica, anche se la casualità della sceneggiatura è solo apparente. In realtà gli elementi sono molto ben dosati ed anche i momenti potenzialmente patetici sono subito controbilanciati da una sferzata di ironia, alla quale contribuisce la colonna sonora dei pisani “Gatti Mezzi”. L'ironia e lo stare assieme sono armi per resistere, in questo che non è certo un paese per giovani. Il finale sembra suggerire che i tanto chiacchierati ventenni sono ben intenzionati a restare a galla e la determinazione a realizzare autonomamente questo film lo dimostra. Chi ha detto che in Italia non c'è un cinema indie?

 

Barbara Corsi

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