Circuito Cinema - Filmstudio 7B

Elle paul Verhoeven OK

ELLE

(Elle)
(id, Francia/Germania ) di Paul Verhoeven 130'

Vincitore del GOLDEN GLOBE per il Miglior Film Straniero e la Miglior Attrice in un Film Drammatico
V.M. 14 anni

Nell’incipit scioccante, lo schermo è buio, non vediamo ma udiamo soltanto l’aggressione e lo stupro che una donna subisce all’interno della sua villa da parte di un intruso mascherato, sotto lo sguardo distaccato del gatto di casa. C’è del sangue. Poi, in maniera stupefacente, la donna che ha subito il tutto, come se nulla fosse accaduto, raccoglie i frammenti di stoviglie rotte e si fa il bagno, col sangue che colora di rosso l’acqua. Quando arriva il figlio con moglie incinta, non gli dice nulla. La vita prosegue, il figlio come al solito batte cassa, mentre percepiamo la sua ostilità per la futura nuora. Semplicemente, Michèle, è questo il nome della donna, una donna di successo, risoluta, senza remore, con un passato ingombrante (un padre serial killer ora in carcere) che non teme, prende un martello e va a letto con quello come compagno notturno. L’indomani, si fa l’esame del sangue e continua a non dire niente a nessuno. Veniamo a sapere che si occupa di videogiochi violenti, che ha un amante, che è piuttosto odiata da tutti (una donna le rovescia addosso un vassoio apposta). Come non bastasse, ha una madre che fa sesso con un giovane toy boy gigolo e progetta di sposarlo. Riceve un messaggio dello stupratore, compra uno spray al peperoncino e un’ascia, nel posteggiare l’auto al lavoro distrugge tranquillamente il muso della vettura dietro la sua. Incontra il marito, che lavora con lei in posizione subordinata, finalmente durante una riunione in ufficio confessa freddamente lo stupro e subito passa ad altro. Il film prosegue così, disturbante, tra sogni di omicidi perpetrati che diventano spunti per videogiochi, vecchie trasmissioni tv sulle imprese del padre killer seriale, scoppi di violenza improvvisi, masturbazioni, messe in tv, statue di presepi erotiche, giochi di scarabeo, una tempesta, nuove aggressioni e stupri da parte di una specie di Fantomas, ferimenti, suicidi, incidenti d’auto eccetera. Un repertorio non sorprendente per chi conosce un po’ il cinema di Paul Verhoeven (Il quarto uomo, Robocop, Atto di forza, Basic Instinct, L’uomo senza ombra), quasi ottantenne regista olandese trapiantato da tempo a Hollywood. In Elle torna infatti la sua predilezione per i toni accesi e per un ritratto realistico e disturbante della violenza e del sesso intesi come chiavi relazionali che mettono in gioco sistemi di dominio e potere. Tornano il suo gusto barocco e le sottolineature crudamente fisiche. Tornano il suo stile sopra le righe, eccessivo, e soprattutto la passione per la violenza, la sua lettura del corpo in disfacimento. Il ritratto che Verhoeven fa di Michéle, una donna che si è fatta forza di un passato familiare tragico e ha impostato la propria esistenza sul potere sugli altri e sul controllo di se stessa e delle proprie emozioni, è insieme respingente e affascinante per lo spettatore. Dopo l’aggressione e lo stupro subiti, la rimozione del fatto e l’ossessione per lo stesso che traspare soprattutto a livello onirico si legano infatti in una spirale vertiginosa e inestricabile. Il ritorno alla regia di Verhoeven dopo dieci anni di silenzio produce così un thriller sontuoso e potente, teso e divertente, libero e provocatorio, come non se ne vedono più in giro. Naturalmente, come donna sadomaso insieme vittima e carnefice altrui, Isabelle Huppert è gigantesca.

Alberto Morsiani

 

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