Circuito Cinema - Filmstudio 7B

cinque tequila

Cinque tequila

(En el último trago)
(id, Messico ) di Jack Zagha Kababie 91'

Cinque tequila è un bel film messicano del 2015 che mescola generi e tradizioni popolari, dando vita a un buddy movie on the road della terza età, con un pizzico di magia, risate, commozione e la musica ranchera di José Alfredo Jiménez, il più prolifico e importante compositore messicano, gran bevitore e autodidatta, scomparso per una cirrosi epatica nel 1973, a 47 anni, lasciando in eredità al suo pubblico oltre mille canzoni. Sepolto sotto un gigantesco e colorato sombrero nel cimitero di Dolores Hidalgo, cittadina nel centro del Messico, è venerato dai quattro amici ultraottantenni protagonisti del film (che in originale si intitola En el ultimo trago, "Nell'ultima bevuta", da una sua canzone). Ed è proprio dai versi autografi scritti su un tovagliolo e dedicati a uno di loro dopo qualche bottiglia di tequila, che prende il via il loro viaggio. Durante una delle quotidiane partite a domino con gli amici, infatti, Pedro  rivela di avere una malattia terminale e affida ai suoi compagni il prezioso tovagliolo chiedendo loro di portarlo, alla sua morte, al museo di José Alfredo a Dolores Hidalgo, per farlo esporre in bella vista: in questo modo almeno il suo nome resterà. Inizialmente i tre sono scettici: Emiliano cammina con l'aiuto di un deambulatore ed è sposato con una donna che soffre di demenza senile e innamorato della vicina di casa che lo ricambia, Benito ha avuto un unico amore di cui è vedovo, anche se lei torna a visitarlo come spettro, e il sempre azzimato Agustìn vive col figlio militare e con la nuora che vuole mandarlo in casa di riposo. Nonostante tutto, una promessa è una promessa e l'attempato terzetto parte da Città del Messico per affrontare il lungo e disagevole viaggio verso la meta. A differenza degli on the road i cui protagonisti sono ragazzi o uomini di mezza età, gli eroi di Cinque tequila non arrivano alla fine a crescere o a comprendere di più su se stessi, ma a una pacificazione con quella che è stata la loro vita, in attesa che tocchi al prossimo andarsene. Per fortuna non sapranno mai dell'ultima beffa riservata al desiderio dell'amico, che hanno fatto di tutto per realizzare. Tra le righe di quella che è di base una commedia divertente, si leggono molte altre cose: un Messico che cambia e dimentica i propri eroi, la gente che va troppo di fretta e l'elogio della lentezza (in questo senso il film ricorda Una storia vera di David Lynch), le radici di una cultura popolare che vive ancora negli angoli più remoti e miseri del paese. È così che, tra avidi tassisti, burberi conducenti di autobus, pittori naif, asfaltatori di strade, attivisti catalani anticorrida e l'immancabile bruja, il regista Jack Zagha Kababie ci ricorda che per fortuna il Messico non è solo quello dei narcotrafficanti, dei rapimenti, delle torture e delle macabre esecuzioni, ma è abitato in maggioranza da gente normale come i nostri improbabili eroi, che sul finire della vita vogliono celebrare la propria storia onorando uno dei suoi maggiori cantori. È vero, anche José Alfredo, che cantava di sbronze e amori da affogare nell'alcol, è pessimista. Una delle sue canzoni più famose, “La vida non vale nada”, inizia dicendo che la vita comincia sempre piangendo e allo stesso modo finisce. Ma in fondo, come commenta uno di questi teneri e irresistibili vecchietti, un valore volendo ce l'ha: è quello che le diamo, che diamo all'amicizia, all'amore e alle persone con cui condividiamo il nostro cammino.